Carlo Verdone, celebre attore e regista romano, ha recentemente condiviso le sue riflessioni sulla trasformazione di Roma in un’intervista rilasciata a Sette, il settimanale del Corriere della Sera. Parlando con una certa malinconia, Verdone ha sottolineato come la città in cui è cresciuto e che ha amato profondamente sia cambiata radicalmente negli anni, perdendo gran parte del suo fascino originario.
“Roma era una città piena di grazia, ora di grazia non ce n’è più,” afferma Verdone, descrivendo una capitale che, nonostante sia ancora bellissima vista dall’alto, ha subito un degrado evidente a livello terreno. “È tutto cambiato”, dice con amarezza, riferendosi sia al clima, divenuto più opprimente, che all’atmosfera generale della città. “L’afa rende tutto nebbioso,” riflette, ricordando come in passato temperature di 32 gradi fossero considerate insopportabili, mentre oggi il termometro segna regolarmente cifre intorno ai 41 gradi.
Verdone: “È morto l’apparato umano di Roma”
Questo cambiamento climatico non è l’unico aspetto che preoccupa Verdone. La capitale, secondo lui, ha perso gran parte della sua identità culturale e sociale. “È morto l’apparato umano di Roma,” dichiara, riferendosi alla scomparsa degli artigiani e delle piccole botteghe che un tempo animavano le strade della città. “Le botteghe facevano un bel rumore la mattina,” ricorda con nostalgia, lamentando la perdita di un tessuto sociale che rendeva Roma unica.
Nonostante queste osservazioni, Verdone non sembra cedere alla malinconia personale. “Non sento alcun tipo di angoscia e non mi sento ancora vecchio,” confessa, mostrando una serenità interiore che lo accompagna nonostante il mutamento della città intorno a lui. “Delle rughe non me ne frega niente,” aggiunge, evidenziando un’accettazione del tempo che passa senza ansie o rimpianti.