L’erosione costiera non minaccia solo le spiagge di Ostia, ma colpisce anche le strutture degli stabilimenti balneari. Dopo il caso del Kursaal, che ha visto un’accesa disputa tra il Comune e la Regione riguardo la rimozione dei resti delle strutture danneggiate, un nuovo episodio ha acceso il dibattito sul futuro del litorale romano. Questa volta, il protagonista è lo stabilimento Miami, situato sul lungomare Amerigo Vespucci.
Nel pomeriggio di giovedì 22 agosto, una delle cabine dello stabilimento è crollata ed è stata risucchiata dal mare. Le assi di legno, alcune con chiodi ancora attaccati, sono state trasportate dalla corrente e successivamente recuperate sulla battigia dai bagnini presenti. Le immagini del crollo e dei resti galleggianti sono rapidamente diventate virali, trovando ampia condivisione sul gruppo Facebook ‘Ostia Informa’.
Il relitto della cabina è stato poi ritrovato più a nord, all’altezza del Lido del Finanziere, sospinto dalle onde. Non appena informata dell’accaduto, la Capitaneria di Porto ha effettuato un sopralluogo nell’area, ispezionando sia la spiaggia che il mare circostante. A seguito delle verifiche, è stata emessa un’ordinanza che impone severe restrizioni nell’area coinvolta dal crollo.
In particolare, fino a nuova comunicazione, sarà vietato transitare e sostare lungo la battigia di fronte allo stabilimento Miami, nonché praticare la balneazione e altre attività nautiche entro un raggio di 30 metri dalla costa. Il provvedimento proibisce inoltre qualsiasi attività di immersione, pesca, o navigazione con tavole, windsurf o altri natanti da spiaggia. È vietato anche il transito e la sosta a meno di 15 metri dalle cabine ritenute pericolanti o esposte all’erosione, situate nel tratto di litorale interessato.