Anni di soprusi, botte e minacce hanno segnato la vita di una donna costretta a cambiare più volte indirizzo per sfuggire al suo aguzzino, un uomo noto negli ambienti della Curva Sud romanista con il soprannome di “Polpetta”. Dopo un lungo processo, l’ex compagno è stato condannato a sei anni di reclusione e ha perso la potestà genitoriale.
Una sentenza significativa
L’avvocato Viviana Straccia, legale della vittima, ha definito la sentenza “esemplare”, sottolineando l’importanza della decisione del giudice: “Solitamente per reati di maltrattamenti in famiglia non si arriva a condanne superiori ai tre anni. Qui il giudice ha ascoltato la vittima e fatto giustizia”.
La requisitoria del pubblico ministero ha ricostruito una storia di violenza continuativa e sistematica, nonostante la mancanza di referti medici. La donna, per paura delle ripercussioni, non aveva denunciato le aggressioni fisiche, tra cui colpi con sedie e violenze avvenute anche davanti ai figli minori della coppia.
Un dramma che si protrae da anni
Le violenze erano iniziate molto prima della denuncia: nel 2017, la donna aveva tentato di lasciare l’uomo dopo i suoi problemi con la giustizia, e nel 2020 era fuggita di casa. Tuttavia, nemmeno le case protette dove era stata accolta sono riuscite a garantirle sicurezza, essendo state sistematicamente rintracciate dall’ex compagno.
Secondo l’avvocato Straccia, la storia rappresenta un caso limite: “Tre case famiglie diverse sono state violate. Una dinamica così estrema non l’avevo mai incontrata. Questi reati non hanno colore né ceto sociale, e le vittime devono essere aiutate nel loro percorso di rinascita”.
La svolta grazie ai figli
A far scattare la denuncia è stato il racconto della figlia della coppia. La bambina, insieme al fratello, viveva con il padre e ha descritto episodi di violenza, tra cui insulti alla madre nel cuore della notte. Dopo aver ascoltato il resoconto della figlia, la donna ha trovato il coraggio di denunciare l’ex compagno, raccontando le sofferenze subite.
Un monito contro la violenza
Il caso si inserisce in un contesto più ampio di sensibilizzazione sulla violenza domestica, richiamando tragedie come quella di Giulia Cecchettin. Per l’avvocato Straccia, “le vittime devono trovare il sostegno necessario per denunciare e affrontare il proprio percorso di rinascita”.
La condanna a sei anni rappresenta un segnale forte contro la violenza domestica, dimostrando che la giustizia può fare la differenza quando le vittime trovano il coraggio di denunciare e le istituzioni intervengono con decisione.