La chiusura del nido aziendale “Il Giardino Magico” dell’ospedale San Giovanni Addolorata sta scatenando proteste tra le famiglie e il personale educativo. Il nido, situato in via di Santo Stefano Rotondo e attualmente frequentato da 37 bambini, è una struttura privata convenzionata con Roma Capitale. La decisione di chiudere dal prossimo settembre per lavori di adeguamento antisismico ha allarmato genitori e sindacati, preoccupati per la mancanza di soluzioni alternative.
Secondo la comunicazione inviata dalla Direzione amministrativa del San Giovanni alla Baby and Job Srl, società che gestisce il servizio educativo, i lavori dureranno fino al 2027, rendendo impossibile il rinnovo della concessione in scadenza il 31 luglio 2024. Le famiglie sono state informate solo a fine gennaio, con pochissimo tempo per chiedere il trasferimento in altre strutture.
Preoccupazione per bambini e lavoratori
Oltre alla ricollocazione dei bambini, a destare maggiore preoccupazione è il destino del personale educativo e ausiliario. La Flc Cgil Roma Lazio ha proclamato lo stato di agitazione per chiedere garanzie occupazionali e il mantenimento del servizio. L’assessora alla Scuola di Roma, Claudia Pratelli, ha dichiarato che il Comune sta lavorando per trovare una soluzione rapida per i bambini che usufruiscono dei posti convenzionati, ma ha sottolineato che la situazione dei lavoratori resta un nodo da sciogliere.
“Ci siamo subito attivati per garantire il trasferimento dei bambini nelle strutture pubbliche limitrofe” – ha affermato Pratelli – “e stiamo dialogando con l’Azienda ospedaliera per trovare una sede alternativa per il nido”.
Mobilitazione politica e richieste di soluzioni concrete
Le famiglie hanno incontrato la Direzione amministrativa dell’ospedale, ma senza risultati soddisfacenti. Chiedono che sia individuata una sede alternativa per non interrompere un progetto educativo attivo da quasi 20 anni. Anche la commissione Scuola del Municipio I è stata convocata per discutere la questione.
La consigliera M5S Federica Festa ha chiesto una commissione dedicata il 28 febbraio, mentre il gruppo M5S in Regione Lazio ha evidenziato che la chiusura del nido è un colpo per famiglie e lavoratori. “Non possiamo permettere che un servizio così importante venga sospeso senza alternative valide” – hanno dichiarato i consiglieri pentastellati.
Dal fronte opposto, il capogruppo della Lista Civica Rocca in consiglio regionale, Luciano Crea, ha minimizzato le preoccupazioni, affermando che i ricollocamenti sono già stati concordati e che la Regione sta verificando la disponibilità di spazi alternativi per ridurre i disagi.
Il futuro del nido resta incerto
Nonostante le rassicurazioni politiche, la situazione resta in bilico. I genitori continuano a chiedere una soluzione che garantisca continuità educativa per i bambini e tutela occupazionale per il personale. La chiusura del nido per i lavori di adeguamento antisismico, finanziati con fondi del PNRR, non può avvenire senza un piano concreto per il futuro, sostengono le famiglie.
Le prossime settimane saranno decisive per capire se verrà trovata una soluzione che eviti una chiusura definitiva del servizio, lasciando famiglie e lavoratori senza alternative.