Un nuovo processo d’Appello per Gabriele Natale Hjort. Questa la richiesta dell’avvocato generale della Cassazione, Gabriele Mazzotta, contenuta nella requisitoria depositata a due settimane dall’udienza fissata per il 12 marzo. La vicenda riguarda l’omicidio del carabiniere Mario Cerciello Rega, ucciso con 11 coltellate la notte tra il 25 e il 26 luglio 2019 a Roma.
Il nodo della credibilità del testimone
La richiesta della Cassazione si basa sulla necessità di verificare l’attendibilità di Andrea Varriale, il carabiniere che quella notte era con Cerciello Rega e unico testimone diretto dell’accaduto. Secondo la sentenza di Appello, i due imputati, i turisti americani Elder Finnegan Lee e Gabriele Natale Hjort, non avrebbero saputo di trovarsi di fronte a due pubblici ufficiali. Tuttavia, la Procura Generale della Corte d’Appello di Roma e le parti civili hanno impugnato la decisione, ritenendo necessario rivalutare la versione fornita da Varriale, che ha sempre sostenuto che lui e il collega si erano chiaramente qualificati come carabinieri prima della colluttazione.
Il ruolo di Natale Hjort e la sentenza di Appello
Secondo quanto stabilito nel precedente processo, Elder Finnegan Lee, condannato in via definitiva a 15 anni di reclusione, sarebbe stato l’autore materiale delle 11 coltellate che hanno ucciso Cerciello Rega. Natale Hjort, invece, avrebbe impedito a Varriale di intervenire in aiuto del collega. Attualmente, il giovane americano si trova agli arresti domiciliari nei pressi di Roma.
L’avvocato generale della Cassazione ha descritto quei drammatici momenti come “balordi, banali, superficiali e imprudenti”, sottolineando la necessità di approfondire cosa pensarono e come agirono gli imputati negli attimi immediatamente precedenti l’omicidio.
Se la richiesta della Cassazione verrà accolta, il caso tornerà in Appello per una nuova valutazione della responsabilità di Natale Hjort.