Una scritta offensiva contro Carlo Calenda è comparsa davanti alla scuola del figlio del leader di Azione. L’ex candidato sindaco di Roma ha denunciato l’episodio sui suoi canali social, postando una foto della frase tracciata sul travertino davanti all’istituto.
“Questa scritta è comparsa davanti all’ingresso della scuola di mio figlio”, ha dichiarato Calenda su Instagram, esprimendo indignazione per l’atto vandalico. Tuttavia, il politico non si è limitato a condannare l’episodio, ma ha lanciato una sfida diretta all’autore del gesto.
La reazione di Calenda
Nel post pubblicato in mattinata, Calenda ha rivolto un messaggio all’ignoto autore dell’insulto: “Vorrei segnalare all’infame vigliacco che l’ha fatta che io lavoro a corso Vittorio Emanuele II, 21. Vado in ufficio a piedi e non ho la scorta. Può serenamente venire a dirmi in faccia ciò che pensa”.
Un commento diretto e provocatorio, con cui il leader di Azione ha voluto sottolineare la codardia di chi ha scelto di offenderlo in forma anonima e in un luogo così simbolico come la scuola del figlio.
Le reazioni al post di Calenda
La denuncia di Calenda ha suscitato immediata solidarietà da parte di colleghi e personalità pubbliche. Tra i primi a commentare, lo scrittore Roberto Saviano, che ha espresso il proprio sostegno, ricevendo quasi 700 like.
Anche la regista Cristina Comencini, madre del leader di Azione, ha voluto far sentire la sua voce, scrivendo: “Ci devono solo provare”.
Infine, anche Alessio D’Amato, segretario romano di Azione e capogruppo del partito, ha voluto esprimere il suo sostegno con un messaggio chiaro: “Non fermeranno certo l’impegno per un’Europa libera e forte, anzi gli sforzi saranno raddoppiati”.
Scritta contro Calenda, un attacco che preoccupa
L’episodio ha sollevato preoccupazioni tra i sostenitori di Calenda, non solo per l’insulto in sé, ma per il fatto che sia stato scritto davanti alla scuola del figlio, un luogo che dovrebbe essere estraneo alle polemiche politiche.
L’auspicio è che le autorità competenti possano individuare il responsabile e che gesti di questo tipo non diventino una prassi nel dibattito politico italiano, già troppo spesso caratterizzato da attacchi personali e intimidazioni.
