Una vicenda sconvolgente ha scosso la comunità di Villaggio Falcone, nella zona est di Roma. Un gatto è stato trovato carbonizzato tra i cassonetti dei rifiuti in via Don Primo Mazzolari, all’altezza di via Marcello Candia.
Secondo le prime ricostruzioni, alcuni ragazzi avrebbero dato fuoco all’animale, lasciandolo morire tra le fiamme prima di fuggire. La segnalazione è arrivata nella serata di venerdì 11 aprile da parte di alcuni residenti, ma l’intervento delle guardie zoofile è risultato tardivo.
Atto crudele contro un animale indifeso
Nell’area di Vecchia Ponte di Nona sono presenti due colonie feline regolarmente registrate, curate da volontari e residenti. Proprio in questa zona è avvenuto l’episodio di violenza gratuita, un gesto che non trova alcuna giustificazione e che ha lasciato un’intera comunità sgomenta. Le immagini e le testimonianze raccolte mostrano un contesto di profonda sofferenza: il gatto, arso vivo, non ha avuto alcuna possibilità di salvezza.
L’intervento delle guardie zoofile e l’appello ai cittadini
Le guardie zoofile della Guardia Rurale Ausiliaria Nogra Roma, pur allertate tempestivamente, non sono riuscite a intervenire in tempo utile per impedire la tragedia. A detta dei testimoni, due giovani sarebbero stati visti allontanarsi velocemente dal luogo del crimine subito dopo l’accaduto. Le autorità hanno invitato chiunque abbia visto qualcosa a denunciare l’accaduto, per contribuire all’identificazione dei colpevoli.
Un reato grave, non una bravata
Le guardie zoofile hanno ribadito con fermezza che simili episodi non sono da considerarsi come giochi da ragazzini, ma costituiscono reati perseguibili penalmente, anche con sanzioni severe come la reclusione. “Vogliamo sensibilizzare la cittadinanza – dichiarano – e far capire che la violenza sugli animali è una piaga da combattere con decisione e responsabilità”.
Indagini in corso e attenzione massima sul quartiere
Per ora, nessun precedente di questo tipo era stato registrato nella zona, e il caso ha immediatamente attirato l’attenzione di associazioni animaliste, attivisti e forze dell’ordine. Le indagini proseguono e non si esclude l’uso di immagini di videosorveglianza della zona per risalire all’identità dei due presunti aggressori