«Quando le amiche di Ilaria mi hanno contattato chiedendomi se fossi con lei, ho capito che qualcuno stava cercando di mettermi in mezzo». A parlare è un giovane che ha scoperto di essere stato inconsapevolmente coinvolto nell’inchiesta sull’omicidio di Ilaria Sula, la studentessa di Terni uccisa lo scorso marzo.
Il suo profilo su Tinder è stato infatti utilizzato da Mark Samson, il 23enne accusato del femminicidio, nel tentativo di depistare le indagini subito dopo il delitto.
L’uso dell’identità digitale per fingere che Ilaria fosse viva
Secondo le ricostruzioni riportate da Repubblica e Il Messaggero, dopo l’omicidio, Samson avrebbe preso il controllo del telefono della ragazza e iniziato a inviare messaggi impersonando Ilaria. Tra questi, anche uno alla migliore amica della vittima, al quale ha allegato la foto profilo del ragazzo conosciuto da Ilaria su Tinder, in cui sorrideva, a petto nudo, seduto su un’altalena.
«Ci siamo visti stamattina all’uscita della Sapienza… Dormo da lui», è il messaggio inviato da Samson, fingendosi la ex fidanzata. Alla richiesta di condividere la posizione, ha risposto: «Non posso. Sono praticamente a Napoli». Una bugia creata ad arte, sfruttando un dettaglio reale: in una delle poche chat scambiate con Ilaria, il ragazzo aveva accennato a origini campane.
«Mi hanno scritto in tante. All’inizio non capivo»
Il ragazzo, che ha scelto di rimanere anonimo per tutelare la propria privacy, ha raccontato di essere stato travolto da una storia che non era sua:
«Mi hanno scritto in tante. Mi chiedevano se Ilaria fosse con me, mi mandavano screen. All’inizio non capivo. Poi mi sono agitato: sembravo coinvolto, ma non c’entravo nulla. Io non ho mai sentito nemmeno la sua voce».
Quando ha realizzato quanto stava accadendo, ha contattato immediatamente i familiari di Ilaria: «Ho spiegato tutto anche al fratello di Ilaria. Lei non è mai stata con me». Il giovane ha poi deciso di presentarsi spontaneamente in questura per fornire ogni elemento utile all’inchiesta e chiarire la propria posizione: «Non l’ho mai incontrata, ma ha usato la mia foto per sviare le indagini. Sono stato travolto da una storia che non era mia».