Omicidio Camboni a Fregene: Giada Crescenzi in carcere, ma resta l’ombra di un complice

La 58enne è stata uccisa con 34 coltellate: i sospetti su una seconda persona crescono mentre restano aperti molti interrogativi

Carabinieri, tragedia a Palestrina

L’assassinio di Stefania Camboni, 58 anni, avvenuto nella sua villetta a Fregene, si conferma uno dei casi più inquietanti e complessi degli ultimi mesi. La donna è stata uccisa nel sonno con 34 coltellate, colpi violenti che hanno raggiunto punti vitali come cuore e gola. L’unica indagata è Giada Crescenzi, compagna del figlio della vittima, attualmente detenuta, ma il giudice non ha ancora convalidato il fermo per omicidio. Il rischio di inquinamento delle prove e l’ipotesi di uno o più complici rendono il quadro ancora nebuloso.

Indizi, ipotesi e punti oscuri

L’autopsia ha stabilito che l’omicidio potrebbe essere avvenuto mentre la vittima dormiva o si trovava in stato di incoscienza, ipotesi che sarà chiarita dagli esami tossicologici. Mancano ancora l’arma del delitto e il cellulare di Stefania Camboni, elementi chiave per comprendere la dinamica e il movente.

Il gip di Civitavecchia, Viviana Petrocelli, ha sottolineato che occorre fare chiarezza sia sulla preparazione del delitto che sulla fase esecutiva e sulle azioni successive, compresa la messa in scena del furto simulato. La forza con cui sono stati inferti i colpi, secondo la difesa, potrebbe far pensare alla presenza di un uomo, e non solo alla giovane indagata.

Il racconto della mattina del ritrovamento

Secondo quanto ricostruito, il 15 maggio alle 7:10, Francesco Violoni, figlio della vittima e compagno di Crescenzi, è rientrato a casa dopo il turno in aeroporto. Ha subito notato dettagli anomali: cancello e porta aperti, auto della madre assente, disordine generale. Dopo aver svegliato Crescenzi, che gli aveva inviato un messaggio pochi minuti prima, insieme hanno iniziato a perlustrare l’abitazione. Il corpo della madre è stato scoperto solo durante un secondo controllo nella camera da letto.

La ricostruzione della coppia presenta delle incongruenze: nessuno avrebbe udito rumori, nonostante la brutalità dell’aggressione, e Violoni sostiene di non aver visto tracce di sangue, mentre i carabinieri ne hanno trovate sia in camera che in prossimità delle scale, insieme a detergente sul pavimento e una traversina sporca.

I sospetti rafforzati dalle ricerche online

Gli investigatori hanno scoperto sul cellulare di Crescenzi alcune ricerche compromettenti:
“Come togliere il sangue dal materasso”, “veleni in casa: quali sono”, “Sereupin abuso”, “Depakin abuso”, e addirittura “cosa succede se bevo tanta acqua distillata”. Contenuti che sembrano collegarsi all’ipotesi di una preparazione premeditata o di un tentativo di simulare un altro tipo di morte.

A rafforzare i dubbi, un momento di particolare rilievo: durante un colloquio con i militari, Crescenzi ha parlato di “coltellate” prima ancora che venisse comunicata ufficialmente la modalità dell’omicidio, ritrattando subito dopo.

Famiglia, tensioni e isolamento

La vita della vittima, descritta come riservata e fragile, si era svolta per lo più all’interno della villetta di via Santa Teresa di Gallura, dove abitava con i figli Francesco e Jacopo. Quest’ultimo aveva interrotto i rapporti familiari dopo la morte del padre e si era trasferito da una zia. I rapporti tra Camboni, il figlio Francesco e Crescenzi venivano descritti come generalmente tranquilli, nonostante normali tensioni da convivenza.

Un’indagine ancora aperta

Le indagini, coordinate dal pm Alberto Liguori e dai carabinieri, sono in pieno svolgimento. Il ritrovamento dell’auto della vittima in via Agropoli, abbandonata e con il finestrino aperto, è considerato una probabile messinscena. Gli inquirenti non escludono che Crescenzi possa aver avuto l’aiuto di uno o più complici, e lavorano per chiarire le tempistiche del delitto, i movimenti all’interno dell’abitazione e la sparizione di oggetti chiave.

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