Un agguato brutale, un intento omicida preciso, e due nomi nel mirino della giustizia. Il 4 ottobre scorso, Federico Vittorio Rapisarda, manager del Ministero delle Infrastrutture, è stato colpito con quattro violenti colpi alla testa nel portone di casa, a pochi passi da piazza di Spagna, a Roma. L’aggressione è stata così grave da tenerlo in ospedale per due mesi. E se la vita del dirigente non è mai stata formalmente in pericolo, secondo il medico legale incaricato “i colpi erano diretti a uccidere”.
A distanza di mesi, l’inchiesta ha individuato due figure chiave: Giancarlo Santagati, 55enne originario di Gela e residente a Vetralla, è detenuto con l’accusa di tentato omicidio aggravato dalla premeditazione e rapina. Daniele Moretti, 63enne anche lui di Vetralla e collaboratore di Rapisarda al Mit, è invece indagato come presunto mandante.
Perizia: colpi deliberati, ma la vittima non è stata in pericolo di vita
La relazione firmata dal medico legale Gerardo Di Masi, su incarico della PM Alessandra D’Amore, ha chiarito che l’aggressione è stata eseguita con estrema precisione e violenza, focalizzandosi sulla parte sinistra del cranio della vittima. Colpi “idonei e diretti in maniera non equivoca a commettere l’evento morte”, recita il documento. Rapisarda si è salvato probabilmente urlando e mettendo in fuga l’aggressore.
Oltre ai traumi cranici, la perizia ha documentato ferite compatibili con un tentativo di difesa alla mano destra. L’arma utilizzata sarebbe stata un bastone, anche se non è stato possibile stabilirne il materiale. Nonostante l’efferatezza del gesto, Di Masi ha sottolineato che non si è verificato un pericolo di vita immediato.
Le accuse: la promozione negata e il presunto movente
Secondo gli inquirenti, Daniele Moretti avrebbe agito per vendetta personale. Collaboratore di Rapisarda al Mit, avrebbe subito un’esclusione da un incarico o da una promozione decisa proprio dal dirigente. Da qui, l’ipotesi di una ritorsione organizzata: Moretti avrebbe chiesto a Santagati, con cui aveva rapporti pregressi di lavoro e fiducia, di compiere il pestaggio.
Tra gli elementi sotto la lente anche un cellulare “fantasma”, intestato a una terza persona ma, secondo gli investigatori, utilizzato da Santagati per comunicare con il mandante nei giorni immediatamente precedenti all’agguato.
Le difese e lo stato dell’inchiesta
Santagati è detenuto dal 7 marzo, giorno in cui i carabinieri lo hanno arrestato nella sua abitazione di Cura di Vetralla. Il tribunale del Riesame ha già respinto la richiesta di scarcerazione. La difesa, affidata all’avvocato Paolo Delle Monache, ha nominato un proprio consulente tecnico, Francesco Clemente, per analizzare i materiali raccolti dalla procura.
Moretti è assistito dall’avvocato Federico Scognamiglio, che sta contestando le ricostruzioni investigative e la lettura della procura. Entrambi i legali si stanno muovendo per controbattere alla perizia medico-legale e alle accuse formulate in fase istruttoria.
Un’indagine delicata, che incrocia ambizioni professionali, rapporti personali e un’aggressione tanto violenta quanto premeditata.