Ogni giorno, a Roma, decine di vetture vengono danneggiate sotto casa, con vetri infranti e abitacoli rovistati. Una scena ormai ordinaria per molti residenti e turisti, al punto da spingere numerosi automobilisti a non lasciare più alcun oggetto all’interno dei veicoli, neanche sotto il sedile.
L’episodio di Claudio Rigirozzo, residente da oltre mezzo secolo in zona Portuense, rappresenta l’amaro simbolo di questa emergenza urbana. Il 33enne possedeva con cura una Volkswagen Golf serie III acquistata nel 1992. Un veicolo storico, con quasi 300mila chilometri percorsi, che aveva superato brillantemente l’ultima revisione. Eppure, è bastato un finestrino rotto per decretarne la fine.
Claudio ha scoperto l’auto vandalizzata una mattina, sotto la propria abitazione in via Isacco Artom. Un danno che non è solo materiale, ma anche emotivo. “Aveva 33 anni e funzionava come un orologio svizzero”, racconta amareggiato. Nessun furto, solo distruzione gratuita: un gesto vandalico che lo ha costretto alla rottamazione, poiché il vetro specifico per quel modello è risultato introvabile.
“È la seconda volta in un anno che subisco un fatto simile”, denuncia. Non è l’unico: le segnalazioni di auto danneggiate arrivano da tutta la città, da Marconi a via Newton, fino a via Ramazzini, nei pressi dell’ospedale Forlanini. Vetri rotti, serrature forzate, e danni che costringono le famiglie a spese impreviste e sempre più insostenibili.
“Una volta anche i ladri avevano un codice, oggi invece manca ogni forma di rispetto”, afferma Claudio con tristezza. Il disagio economico è un’altra faccia della medaglia: “Non tutti possono permettersi 150 o 300 euro al mese per un box in affitto. Vivere oggi è difficile, soprattutto con un mutuo sulle spalle e una macchina da mantenere”.
La sua storia non è un caso isolato ma parte di un fenomeno più ampio. A Roma la microcriminalità legata ai danni alle auto è diventata una piaga urbana, che si consuma spesso nell’indifferenza generale. Molti, come Claudio, nemmeno sporgono denuncia, considerandola una perdita di tempo, convinti che non porterà a nulla di concreto.
“Questa non è più la città che conoscevo”, conclude con amarezza. Un commento che riflette la delusione di tanti romani, stretti tra nostalgia e rassegnazione. Una città eterna, sì, ma sempre meno riconoscibile per chi l’ha vissuta per decenni.