Negato il beneficio della liberazione anticipata a Gabriele Bianchi, 30enne originario di Artena e condannato in via definitiva per l’omicidio di Willy Monteiro Duarte. L’uomo, esperto di arti marziali, sta scontando una pena di 28 anni di reclusione e continuerà a rimanere detenuto nel carcere di Rebibbia.
Il rigetto è stato espresso prima dal magistrato di sorveglianza, poi dal Tribunale di sorveglianza di Roma e infine dalla Corte di Cassazione, che ha confermato l’inammissibilità dell’istanza. Bianchi aveva richiesto la liberazione anticipata per il periodo compreso tra il 3 dicembre 2022 e il 3 giugno 2023.
Il comportamento in carcere ha influito sulla decisione
Secondo quanto riportato, a influire negativamente sulla decisione dei giudici è stato anche l’atteggiamento dell’imputato durante la detenzione. La Cassazione ha inoltre condannato Bianchi al pagamento delle spese processuali, dopo aver respinto il suo ricorso contro il diniego della liberazione anticipata.
Nel corso della detenzione, Bianchi ha scritto un libro intitolato “La verità che nessuno vuole accettare”, in cui nega ancora una volta ogni responsabilità nella morte del 21enne di origini capoverdiane, ucciso a calci e pugni nella notte tra il 5 e il 6 settembre di cinque anni fa a Colleferro.
Le dichiarazioni nel libro scritto in carcere
Nel volume pubblicato, Bianchi scrive: “Sono vittima di un processo mediatico, con un esito già scritto. Solo leggendo il mio libro capirai che pochi secondi possono cambiarti la vita per sempre. E che un innocente può finire all’inferno senza aver peccato”.
Nonostante queste affermazioni, i giudici hanno sempre confermato la colpevolezza dell’imputato, respingendo ogni tentativo di revisione o attenuazione della pena finora presentato.