Una discarica militare contenente sostanze chimiche letali è finita sotto sequestro a Civitavecchia, dopo l’allarme lanciato su possibili dispersioni nell’ambiente. Arsenico, iprite e gas mostarda, residui di armamenti della Prima e della Seconda guerra mondiale, sono stoccati all’interno di contenitori in cemento deteriorati, ora al centro di una maxi-inchiesta per disastro ambientale.
La procura ha messo i sigilli al sito situato in contrada Santa Lucia, a pochi chilometri dal centro abitato, e ha iscritto venti alti ufficiali dell’Esercito nel registro degli indagati. Le accuse riguardano la presunta omessa vigilanza e sottovalutazione del rischio ambientale legato alla struttura, originariamente concepita per custodire circa 20mila tonnellate di veleni bellici.
Contenitori danneggiati, rischio di dispersione nell’ambiente
Il sito risale ai primi anni Duemila ed era parte di un programma nazionale di bonifica dei residuati chimici. I materiali stoccati comprendono composti clorurati, arsenico e agenti tossici, una volta utilizzati in bombe, granate e proiettili. Dall’esterno, la struttura si presenta come una serie di cilindri in cemento, ma al loro interno è custodito un carico altamente pericoloso.
Secondo le indagini, diversi contenitori sarebbero già corrosi, con il rischio concreto che sostanze tossiche stiano filtrando nel terreno e nelle falde acquifere. A seguito dei primi accertamenti, i magistrati hanno disposto il sequestro preventivo dell’intera area.
Dall’Emilia a Civitavecchia: l’inchiesta si allarga
Le indagini hanno origine a Reggio Emilia, dove la procura stava esaminando lo smaltimento irregolare di munizionamento obsoleto da parte di alcuni reparti militari. Durante quell’inchiesta sono emersi documenti che hanno spinto gli inquirenti a trasmettere gli atti a Civitavecchia, dando il via a un nuovo e più ampio filone investigativo.
Sul posto, tecnici specializzati stanno conducendo analisi approfondite su terreno, aria e acqua per verificare l’effettiva presenza e diffusione di agenti inquinanti. In caso di conferma, si tratterebbe di uno dei più gravi episodi di inquinamento da residuati bellici in Italia.
Massimo livello di allerta e possibile ampliamento dell’indagine
Il livello di allerta resta molto elevato. Le indagini proseguono per determinare l’entità del danno ambientale e l’eventuale responsabilità nella gestione del sito. Non si esclude che l’elenco degli indagati possa allungarsi nelle prossime settimane.
Le autorità locali, nel frattempo, monitorano l’area per evitare conseguenze sulla salute dei cittadini e per valutare le misure di messa in sicurezza più urgenti.