Un rogo di vaste proporzioni, tre inneschi sospetti e la scoperta di rifiuti pericolosi hanno portato al sequestro di un’area demaniale di 600 metri quadrati a Fiumicino. Il sito, affidato in gestione a un cantiere navale, è stato al centro di un devastante incendio lo scorso 16 agosto, in pieno weekend di Ferragosto. Le indagini condotte dai carabinieri hanno rivelato una situazione ambientale e giudiziaria complessa.
L’operazione è stata condotta dai militari della stazione di Fiumicino e dal nucleo forestale di Ostia, che hanno effettuato un sopralluogo in via Monte Cagio, presso l’area colpita dal rogo. Al termine dell’ispezione, è scattato il sequestro preventivo della zona interessata. L’intervento si è reso necessario dopo che, tra le macerie e i resti del cantiere, sono stati rinvenuti cumuli di rifiuti speciali e pericolosi, accatastati senza le dovute autorizzazioni.
Tra i materiali sequestrati figurano calcinacci, onduline in amianto, rottami ferrosi, elettrodomestici dismessi e mobili abbandonati, tutti stoccati in maniera non conforme alla normativa vigente. Le prime risultanze hanno fatto emergere l’ipotesi di gestione illecita di rifiuti, e l’informativa è già stata trasmessa alla Procura di Civitavecchia, che coordina le indagini ancora in corso.
Il punto critico dell’inchiesta riguarda l’origine dell’incendio, considerato di natura dolosa. A rendere ancora più inquietante il quadro, la presenza di tre inneschi ritrovati tra i resti carbonizzati. Elementi che lasciano poco spazio ai dubbi e che sono stati confermati anche da una denuncia pubblica della consigliera regionale del Partito Democratico, Michela Califano: “Il cantiere, affidato a un custode giudiziario dal tribunale di Civitavecchia, è l’ennesimo caso in una zona già colpita da altri episodi simili. Serve chiarezza sullo stato delle concessioni e degli affidamenti”.
Le fiamme, visibili da chilometri di distanza, hanno distrutto imbarcazioni, magazzini, macchinari e attrezzature. L’incendio ha sollevato una nube nera che ha destato allarme anche tra i residenti. I danni sono ingenti e l’accaduto si inserisce in un contesto delicato, dove secondo gli inquirenti potrebbero emergere responsabilità non solo ambientali ma anche penali.
Il sequestro è solo il primo passo in un’indagine più ampia che mira a chiarire le responsabilità dell’accaduto, a partire dalla regolarità della gestione dell’area fino all’origine dolosa dell’incendio. L’attenzione è massima anche sul fronte ambientale, considerando la presenza di materiali pericolosi potenzialmente dannosi per il territorio e le falde acquifere limitrofe.