Roma potrebbe perdere uno dei suoi luoghi simbolo della tradizione dolciaria e culturale. Il Caffè Pasticceria Dagnino, aperto nel 1955 in via Vittorio Emanuele Orlando, a due passi da piazza della Repubblica, rischia infatti di chiudere i battenti.
Il prossimo 31 dicembre scadrà il contratto d’affitto dei locali e la proprietà, il gruppo immobiliare Finaval–Feltrinelli, avrebbe già manifestato la volontà di non rinnovarlo, mettendo così fine a quasi settant’anni di attività.
Un patrimonio di arte e memoria
Sul portale Change.org è partita una petizione per salvare lo storico locale, definito “un punto di riferimento per la città, luogo di incontro e di degustazione”. Il testo ricorda come il Dagnino sia stato ammirato da scrittori, giornalisti e registi che lo hanno scelto anche come set cinematografico.
Il valore del caffè non è solo gastronomico: nel 1955 vi contribuirono artisti e designer di fama, dal pittore Alfonso Amorelli, autore degli affreschi su vetro della sala da tè, alla scultrice Helga Schaffer, che realizzò un grande graffito ancora visibile sopra il bancone. Completano l’arredo le sculture in legno di Mangiameli e gli specchi dipinti nella sala della pasticceria.
La mozione in Campidoglio
La vicenda è approdata anche in Assemblea capitolina, dove una mozione presentata da Forza Italia è stata approvata dall’Aula. Il consigliere Francesco Carpano ha spiegato che il documento impegna il sindaco a intavolare un dialogo con il gruppo Feltrinelli per garantire la sopravvivenza del locale.
“Il Caffè Dagnino – sottolinea Carpano – custodisce da settant’anni arredi e atmosfere di altri tempi, preziosi per Roma e per la storicità della sua offerta commerciale”.
L’obiettivo è trovare una soluzione che eviti lo sfratto e consenta la continuità di una vera istituzione della città, iscritta da oltre vent’anni all’albo delle botteghe storiche.