Rinascita verde a Ottavia: i giovani ripuliscono i parchi

Otto ragazzi trasformano la borgata in un laboratorio di comunità

ottavia

A Ottavia, periferia nord-ovest di Roma, otto ventenni stanno riscrivendo la storia urbana della loro borgata. Hanno fondato Evera Project, un’associazione no-profit nata dalla volontà di prendersi cura degli spazi verdi abbandonati, trasformando ogni intervento in un momento di aggregazione.

Dietro l’iniziativa ci sono Francesco Ercolano e Matteo Cecchelli, entrambi 24enni, cresciuti tra le vie del quartiere. «Abbiamo iniziato una mattina – racconta Matteo – entrambi lavoravamo di notte, io come tecnico e Francesco alle sanificazioni al Gemelli. Finito il turno, nel parco vicino casa abbiamo visto una signora anziana raccogliere vetri…». Un gesto che li ha spinti a intervenire.

Pulizia e sorrisi: un modello spontaneo che conquista

La forza di Evera sta nella spontaneità e nella leggerezza del gruppo: «Siamo noi – spiega Francesco – parliamo romano, ridiamo, scherziamo e balliamo mentre puliamo. Non giudichiamo». Un approccio genuino che conquista anche sui social: oltre 59mila follower su Instagram e quasi cento richieste di adesione.

«Se sai usare i social puoi arrivare a chiunque – sottolinea Ercolano – Non è stato facile ma non abbiamo mollato». La perseveranza è stata premiata anche dal CONI in occasione del Mandela Day. Durante l’estate, il gruppo ha bonificato aree del XIV Municipio, grazie anche alla collaborazione con il presidente Marco Della Porta.

Obiettivo Capitale: segnalazioni, municipi e nuove idee

L’obiettivo ora è espandere il modello a tutta Roma, partendo dalle segnalazioni dei cittadini e attivando sinergie con i municipi. Attualmente Evera collabora anche con il IV, V e XI Municipio, portando avanti progetti di riqualificazione ambientale e sociale.

Il piano è ambizioso: laboratori, chioschi, orti urbani, cinema all’aperto, campagne educative. «Tanti sono i progetti in cantiere: dal Parco dell’Acquedotto Alessandrino al parcheggio di Parco Leonardo. Presto racconteremo la nostra esperienza ai bambini della scuola Pablo Neruda», anticipano.

Concludono con una promessa piena di entusiasmo: «Solo così si può donare nuova vita a spazi degradati. Noi ci siamo, con il sorriso stampato in faccia».

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