Botte, insulti, mischi di erbe per allontanare presenze aliene. È l’incubo vissuto per oltre vent’anni da un ragazzo romano, vittima della madre, oggi 58enne, condannata a quattro anni di carcere per maltrattamenti. Un inferno familiare consumato tra le mura di una villetta nella zona sud di Roma.
“Diceva che ero il cancro del suo utero”, ha raccontato il figlio – oggi trentatreenne – ai giudici del Tribunale collegiale. La donna lo svegliava nel cuore della notte per costringerlo a bere pozioni “purificatrici” e, in caso di resistenza, scattavano le percosse. Un controllo ossessivo, alimentato da convinzioni deliranti.
Umiliazioni continue e isolamento totale
Il racconto emerso in aula è agghiacciante. La madre lo chiudeva per ore in una stanza – fino a dodici di fila – e gli impediva l’accesso al cibo con un lucchetto sul frigorifero perché “troppo grasso”. Gli sottraeva i soldi ricevuti in regalo, lo insultava pubblicamente, e quando qualcuno tentava di proteggerlo, reagiva con furia.
Due ricoveri al pronto soccorso dell’ospedale Grassi di Ostia sono stati provocati da percosse violente, poi giustificate ai medici con finte aggressioni da parte di bulli. Una messinscena creduta per anni da chi le stava intorno.
La lotta del padre e la svolta giudiziaria
Dietro quell’apparente normalità, si celava un dramma continuo. A scuola il ragazzo appariva intelligente ma chiuso e instabile. Si tingeva i capelli per assomigliare alla madre, che voleva cancellare ogni traccia del padre.
Proprio il padre ha lottato per quindici anni nei tribunali per ottenere l’affidamento, fino alla sentenza definitiva della Cassazione che gli ha dato ragione. Ora, con il processo penale, arriva anche la prima condanna per la donna. Lo riporta Il Messaggero.