Vogliamo risposte concrete sulla messa in sicurezza di corso Francia”. Questo il grido accorato di Gabriella Saracino, madre di Gaia Von Freymann, l’adolescente investita e uccisa nel dicembre 2019 insieme all’amica Camilla Romagnoli. Un appello pubblico indirizzato al sindaco di Roma, Roberto Gualtieri, e al presidente del Municipio XV, Daniele Torquati, attraverso una lettera aperta diffusa su Facebook.
La richiesta arriva a distanza di sei anni dall’incidente che sconvolse la Capitale, e si fa ancora più pressante alla luce delle continue tragedie che hanno colpito quella stessa strada. Tra queste, la morte di Leonardo Lamma e, più recentemente, del 17enne Mattia Liguori, travolto mentre tornava a casa in bicicletta.
Un elenco di promesse disattese
Nella sua lettera, Saracino denuncia l’assenza di interventi strutturali e l’accumulo di impegni mai portati a termine. “Cosa è stato fatto dal 2021 ad oggi?” si chiede la madre di Gaia, ricordando l’inutilità degli appelli se non seguono fatti concreti. L’illuminazione, ad esempio, è stata migliorata solo di recente grazie all’intervento del consigliere Max Petrassi. Ma autovelox, dissuasori di velocità, telecamere fisse e attraversamenti pedonali sicuri non sono mai stati installati. Anche il progetto del ‘Giardino degli Angeli’, dedicato alle vittime della strada e approvato nel 2022, non ha mai visto la luce.
Saracino sottolinea come siano già state raccolte oltre 30.000 firme per la messa in sicurezza di Corso Francia, ma senza alcun risultato concreto. Una strada che, secondo le sue parole, continua a essere “maledetta” non per fatalità, ma per l’inazione delle istituzioni.
La replica istituzionale: cauta ma determinata
Il minisindaco Daniele Torquati, in risposta al post, ha ribadito il proprio impegno, sottolineando di aver più volte sollecitato l’installazione degli autovelox, nonostante Corso Francia non rientri nella viabilità municipale, e quindi non sia di sua diretta competenza. Torquati ha inoltre invocato la necessità di un patto sociale tra le forze politiche per affrontare il tema della sicurezza stradale in modo condiviso e lontano da polemiche.
Ha anche denunciato l’incoerenza di chi protesta per la mancanza di sicurezza ma, al tempo stesso, si oppone ai provvedimenti come gli autovelox e le piste ciclabili, fondamentali per ridurre la velocità e proteggere pedoni e ciclisti. “Andremo avanti con determinazione, percorrendo la strada giusta, non quella più comoda”, ha dichiarato.
L’assessore Patanè: “Al lavoro su nuovi sistemi di controllo”
A intervenire sul tema anche Eugenio Patanè, assessore alla Mobilità di Roma Capitale, presente il 25 ottobre alla cerimonia in ricordo di Mattia Liguori, durante la quale è stata installata una “ghost bike” in sua memoria. Patanè ha ammesso che, nonostante i tentativi passati di miglioramento, Corso Francia resta pericolosa, con una velocità media ancora troppo elevata.
L’assessore ha confermato che il Comune ha avviato l’iter per installare tre autovelox fissi e sistemi di rilevamento dei passaggi con il rosso (vistared), per garantire controlli più severi. Un segnale di impegno, anche se le famiglie delle vittime chiedono risposte rapide e tangibili, non solo parole.