«Non correva, era prudente»: il grido del papà di Beatrice

Travolta sulla Colombo, la famiglia smentisce le corse clandestine. Una ragazza solare, studiosa e amata da tutti

«Cucciola mia, era un tesoro… Scrivetelo che la mia Bea non c’entra nulla con le corse clandestine». Le parole di Andrea Bellucci, padre di Beatrice, sono un sussurro spezzato dal dolore. Un omone imponente, spalle larghe e occhi chiari, ma oggi piegato da un’assenza incolmabile. Sua figlia, appena ventenne, è morta dopo il terribile incidente avvenuto venerdì notte sulla Cristoforo Colombo, una delle strade più pericolose della Capitale.

Beatrice, studentessa di Giurisprudenza all’università Roma Tre, è deceduta all’ospedale San Giovanni. Viaggiava a bordo di una Mini Cooper con l’amica Silvia, rimasta gravemente ferita, quando una Bmw, guidata da due coetanei, le ha travolte a folle velocità. L’auto si è poi schiantata contro un pino dello spartitraffico, distruggendosi. Beatrice, incastrata tra le lamiere, non ce l’ha fatta.

Una famiglia devastata ma decisa a difendere la verità

«Per carità, dovete precisarlo che le ragazze non stavano facendo nessuna corsa» ripete con forza il padre, dirigente bancario, davanti alla sua villetta all’Infernetto. Accoglie amici e parenti con un dolore composto, mentre stringe mani e riceve abbracci. In quella stessa casa, a pochi minuti dalla Colombo, Bea era cresciuta. La chiamavano “Bibbi”. Frequentava l’università, usciva con le amiche, amava il mare. Poche ore prima della tragedia aveva pranzato al Caffè Bulgari, come mostra una foto postata sui social.

«Una brava ragazza, sempre gentile» raccontano in lacrime due vicini anziani, mentre la mamma Teresa e il fratello Federico vivono il lutto nel silenzio delle stanze familiari.

Sport e passione per la Roma: un legame speciale col papà

Beatrice e il padre erano uniti dallo sport e dalla fede calcistica per la Roma. Solo pochi mesi fa, una foto pubblicata da lei su Instagram li ritraeva abbracciati sugli spalti dell’Olimpico, sorridenti e con la sciarpa giallorossa. Tutta la famiglia seguiva anche le partite della Smi Roma Volley, fondata proprio da Andrea. Bea ne aveva fatto parte da giovane atleta.

«Bibbi amava moltissimo il mare. Non riesco a credere che quella bella ragazza non ci sia più» dice Pamela, mamma di una sua compagna di scuola. E ancora Pierfrancesco Marchesi, volto noto del Lido e residente all’Infernetto, ricorda: «Le ho messo in mano la sua prima racchetta, veniva a giocare nel mio circolo. Siamo tutti sconvolti».

Un dolore collettivo che chiede giustizia

Il dolore non conosce sosta. Amici, parenti, conoscenti: è un continuo via vai davanti alla casa dei Bellucci, famiglia storica sul litorale romano. Il nonno di Andrea fu tra i fondatori della Democrazia Cristiana di Ostia, mentre zii e cugini gestiscono ristoranti e attività bancarie.

Ogni stretto di mano al padre è un tentativo vano di conforto. E Andrea, con la voce rotta, ripete sempre la stessa, disperata domanda: «Come si fa, come si fa…».

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