Si faceva chiamare “Lele”, e aveva una passione travolgente per motori e velocità. Raffaele F., il giovane che sedeva accanto a Luca Girimonte la sera in cui Beatrice Bellucci ha perso la vita su via Cristoforo Colombo, è ora al centro dell’attenzione degli investigatori, che stanno cercando di capire il contesto in cui è maturata la tragedia.
I suoi profili social – ora svuotati di ogni contenuto – raccontavano però una storia chiara: quella di un ragazzo immerso nel mondo delle corse, dell’adrenalina e dei video che esaltano l’ebbrezza della velocità. In particolare su TikTok, dove pur senza caricare contenuti propri, aveva condiviso decine di clip dedicate a macchine potenti e sfide sull’asfalto.
Ironia pericolosa e frasi che fanno riflettere
In uno dei video condivisi si vede un’auto che sfreccia di notte lungo un viale alberato, accompagnata dalla scritta: “Dopo aver riportato tutti a casa…”. Un chiaro riferimento al piacere, quasi compiaciuto, di guidare al limite, come se tutto fosse solo un gioco da concludere incolumi.
Ancora più inquietante un altro post, con l’immagine di un parcheggio pieno di auto al tramonto. In sovrimpressione la frase: “Non affiderei mai la mia vita a un oggetto”. Scorrendo il video si scopre che l’“oggetto” è una pinza dei freni. Un messaggio ironico, ma che oggi suona terribilmente fuori luogo, alla luce dell’incidente che ha spezzato la vita della ventenne studentessa di Giurisprudenza.
Nel resto dei contenuti ora rimossi, apparivano moto di varie cilindrate, motori V6 e veicoli sportivi, simboli evidenti di una cultura dove velocità e rischio si fondono.
I telefoni sotto sequestro: si cercano prove video
Sia il telefono di Raffaele F. che quello di Girimonte sono attualmente nelle mani dei magistrati di piazzale Clodio, che li stanno analizzando per individuare eventuali prove. Gli investigatori vogliono capire se l’incidente possa essere stato ripreso in diretta, oppure se ci siano stati scambi di messaggi o video prima o dopo lo schianto.
Una prassi purtroppo già vista in altri casi simili, dove il desiderio di condividere l’ebbrezza del pericolo sui social si è trasformato in tragedia. Per ora non ci sono conferme, ma nessuna ipotesi è esclusa.
L’indagine è ancora nelle fasi iniziali: sono passati solo cinque giorni dallo schianto che ha tolto la vita a Beatrice. Ma ogni dettaglio, anche quelli apparentemente banali come un video condiviso, potrebbe fare la differenza.