Papa Leone XIV ha celebrato oggi la sua prima Messa in suffragio dei cardinali e vescovi defunti durante l’anno, riportando in vita un’antica tradizione liturgica nella Basilica di San Pietro, in occasione della Commemorazione di tutti i fedeli defunti. La celebrazione si è tenuta all’altare della Cattedra recentemente restaurato, e ha assunto un significato particolarmente solenne e simbolico: il 2025 è infatti l’anno della morte di Papa Francesco, avvenuta lo scorso 21 aprile, evento che ha segnato profondamente la Chiesa cattolica.
“Con grande affetto offriamo questa Eucaristia per l’anima eletta di Papa Francesco”, ha dichiarato Leone XIV durante l’omelia, ricordando come l’ex pontefice avesse impartito la Benedizione pasquale e aperto la Porta Santa poco prima della sua morte, in coincidenza con l’inizio del Giubileo. La celebrazione, ha aggiunto Leone XIV, “acquista un sapore caratteristico: il sapore della speranza cristiana”, sottolineando l’eredità spirituale lasciata da Papa Bergoglio e da tutti i pastori scomparsi nell’anno.
Si tratta di un gesto altamente simbolico e in netta discontinuità con le particolarità del passato recente. Durante il lungo pontificato di Francesco, infatti, la commemorazione dei vescovi defunti non aveva incluso per anni il predecessore Joseph Ratzinger, in vita fino al 2022 come Papa emerito. Solo nel 2023, Francesco celebrò una messa anche per Benedetto XVI, definendolo “vescovo emerito di Roma” e rompendo un precedente silenzio istituzionale che aveva suscitato riflessioni e dibattiti ecclesiali.
Ora, con la morte di Francesco e l’elezione di Leone XIV, la tradizione torna a ricollegarsi al passato con rinnovata solennità. Il pontefice ha infatti parlato di una “bella consuetudine” da onorare, rievocando il significato della speranza pasquale come fondamento del ricordo dei pastori defunti: “Il Signore li ha chiamati e li ha costituiti quali pastori nella sua Chiesa, e col loro ministero essi hanno indotto molti alla giustizia”, ha detto Leone XIV nella parte conclusiva della sua omelia.
Intanto, non sono mancati i commenti nel mondo ecclesiastico e mediatico. Il cardinale Camillo Ruini ha elogiato Leone XIV per aver compiuto “un miracolo ecclesiologico”, sottolineando la sua capacità di restituire centralità al valore sacramentale della memoria eucaristica. Una dichiarazione che suona anche come una velata critica alla gestione liturgica di Papa Francesco, accusata da alcuni ambienti tradizionalisti di aver marginalizzato aspetti fondamentali della tradizione.
Anche per questo, la Messa celebrata in latino all’altare della Cattedra è finita sotto i riflettori della stampa internazionale, con il New York Times che ha dedicato spazio all’evento, evidenziando il ritorno a forme liturgiche più solenni e tradizionali sotto il nuovo pontificato.