Ventiquattro anni di reclusione. È la condanna inflitta a Valentino Ruggiero, 30 anni, per l’omicidio di Daniele Di Giacomo, 38 anni, assassinato con diversi colpi di pistola davanti a un bar tabacchi di viale Paolo Ferdinando Quaglia, nel quartiere romano di Tor Bella Monaca. La sentenza è arrivata nella giornata di mercoledì 5 novembre dalla terza Corte d’Assise di Roma, accogliendo le richieste del pubblico ministero Paolo Ielo.
L’agguato e le accuse
L’omicidio è avvenuto il 14 settembre 2023, quando Ruggiero ha aperto il fuoco contro Di Giacomo, colpendolo mortalmente. Durante l’aggressione, è rimasta ferita anche la compagna della vittima, una 26enne raggiunta a un ginocchio da un proiettile. Secondo la sua ricostruzione, Daniele si sarebbe frapposto tra lei e l’aggressore, salvandole la vita con il proprio corpo.
I giudici hanno riconosciuto l’aggravante della premeditazione, ma l’hanno considerata equivalente alle attenuanti generiche, bilanciando così la pena finale. Il pubblico ministero aveva chiesto esattamente 24 anni di carcere, una richiesta che la Corte ha sostanzialmente confermato.
Il movente: denaro e gelosia
Dalle indagini è emerso che il delitto sarebbe nato da una doppia motivazione, economica e personale. Ruggiero aveva un debito di circa 20.000 euro con Di Giacomo, legato al danneggiamento di un’auto presa a noleggio dalla società della vittima. Solo una parte di quella somma era stata saldata.
In parallelo, si aggiungeva la gelosia nei confronti della ex compagna, oggi legata sentimentalmente a Di Giacomo. Il gip aveva sottolineato che Ruggiero sospettava una relazione già in atto tra i due quando lui era ancora impegnato con la donna, ritenendo questo il motivo della rottura definitiva del rapporto.
Il contenuto di alcuni messaggi inviati dall’imputato alla nuova partner aveva lasciato intravedere una forte carica d’odio e una volontà omicida premeditata. In uno di questi, Ruggiero scriveva: “È guerra aperta”, aggiungendo poi: “Con questi me ce devo ammazza”.
Le parole in aula: “So di aver distrutto molte vite”
Durante il processo, Ruggiero ha ammesso le proprie responsabilità, dichiarando in aula: “Sono colpevole di aver ucciso Daniele. Ho meditato tanto in carcere, so che aveva tre bambini piccoli e ho distrutto la vita di molte persone”. Un’ammissione che non ha però evitato la condanna, seppur con il riconoscimento delle attenuanti.
L’annuncio del ricorso
All’indomani della sentenza, il legale dell’imputato, l’avvocato Alessandro Marcucci, ha annunciato l’intenzione di impugnare la decisione in appello. In una dichiarazione all’agenzia AdnKronos, il difensore ha spiegato: “Attenderemo di leggere le motivazioni della sentenza. Riteniamo che l’istruttoria non abbia fornito elementi certi per confermare l’aggravante della premeditazione”.
Nei prossimi mesi sarà quindi la Corte d’Appello a valutare il ricorso, mentre la famiglia della vittima e la comunità di Tor Bella Monaca restano segnate da un delitto che ha sconvolto il quartiere e riacceso i riflettori sulla violenza legata a dinamiche personali e criminali.