Colpivano i bancomat con il “Jackpotting”: tre arresti a Roma

Sventata rete criminale che agiva in tutta Italia e anche in Belgio

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Accesso abusivo ai sistemi informatici e furto aggravato, con l’uso della tecnica nota come “Jackpotting”: queste le accuse rivolte a tre cittadini romeni, arrestati dai Carabinieri del Gruppo di Frascati su mandato della Procura della Repubblica di Roma, coordinata dal procuratore aggiunto Giovanni Conzo.

I tre sono indagati, a vario titolo, per associazione per delinquere con l’obiettivo di colpire sportelli bancomat su tutto il territorio nazionale, utilizzando metodi sofisticati di manipolazione informatica.

Malware e collegamenti remoti per svuotare gli sportelli

Il “Jackpotting” – noto anche come “Cashout” – è una tecnica ancora poco diffusa in Italia ma già utilizzata da cyber criminali in USA ed Europa: consiste nel manomettere fisicamente un ATM, inoculando un malware capace di impartire comandi al software della macchina per farle erogare denaro. L’operazione richiede l’azione coordinata tra persone sul posto e complici collegati da remoto.

Le indagini, condotte dai Carabinieri della Stazione di Roma Tor Bella Monaca, sono partite dopo due tentativi di furto in un istituto di credito su via Casilina. Gli autori avevano danneggiato il frontale dell’ATM e si erano collegati alla rete della macchina, tentando invano di farla erogare banconote.

Legami con una rete transnazionale attiva in Belgio

L’attività investigativa, seguita dal Dipartimento per la Criminalità diffusa e grave, ha portato alla ricostruzione di una vera e propria organizzazione criminale: due dei tre arrestati sono sospettati di essere capi e promotori, oltre che esecutori materiali, mentre il terzo avrebbe avuto un ruolo operativo.

Durante le indagini è emerso che due degli indagati erano già ricercati in Belgio: su di loro pendeva un mandato di arresto europeo per reati analoghi, commessi nei comuni di Sint-Niklaas e Dessel nel novembre 2021.

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