Continuano a Roma gli scavi nei terreni della Casa del Jazz, dove si ipotizza possa trovarsi il corpo del giudice Paolo Adinolfi, scomparso nel nulla il 2 luglio 1994. Le operazioni, avviate dopo l’utilizzo di videoradar, sono riprese nel pomeriggio del 14 novembre con l’impiego di una ruspa, dopo una sospensione temporanea attorno alle ore 13.
Gli scavi si concentrano nell’area che un tempo ospitava la villa di Enrico Nicoletti, cassiere della Banda della Magliana, oggi trasformata in un noto centro culturale romano nei pressi di via Cristoforo Colombo. I primi scavi sul retro dell’abitazione non hanno dato esito, ma nel pomeriggio le attenzioni si sono spostate verso la zona dove si presume esista un pozzo.
Un tunnel misterioso nel mirino delle indagini
Secondo quanto emerso, le ricerche sono dirette verso un tunnel mai esplorato, indicato da anomalie nel terreno rilevate da un georadar. La segnalazione è partita dall’ex magistrato Guglielmo Muntoni, oggi presidente dell’Osservatorio sulla criminalità economica della Camera di Commercio di Roma. Presente sul posto anche l’ex questore di Roma Nicolò D’Angelo, in passato alla guida della Squadra Mobile.
Le autorità mantengono un profilo cauto. “Non si sta cercando qualcosa in particolare ma è necessario fare una verifica“, ha dichiarato il prefetto Lamberto Giannini. Muntoni ha parlato di un tunnel “tombato” da circa 30 anni, forse utilizzato per nascondere armi, gioielli o corpi, tra cui, ipoteticamente, quello del giudice Adinolfi.
Famiglia Adinolfi chiede silenzio e rispetto
Nel pomeriggio si sono recati brevemente sul luogo Lorenzo e Giovanna Adinolfi, figli del giudice, mentre ieri era stata la volta del figlio Lorenzo. “Ora dobbiamo solo aspettare. Non si può dire altro“, ha affermato.
La famiglia ha espresso disappunto per la gestione dell’iniziativa: “Non siamo mai stati consultati né informati. Non avremmo mai desiderato questo clamore mediatico. Chiediamo silenzio e rispetto per il nostro dolore infinito“, hanno dichiarato la moglie e i figli.
Segnalazioni ignorate per vent’anni
Il tunnel sotto la villa non è una novità assoluta. Un abitante della zona ha raccontato: “C’era una casina di caccia con una scala in tufo che portava a una cantina e a un tunnel lungo circa 25 metri. Poi Nicoletti ci ha costruito sopra una villa molto più grande“. La struttura, con una presa d’aria visibile, era conosciuta dai ragazzi del quartiere.
Spunta il nome di Emanuela Orlandi
Il caso ha riacceso anche l’interesse su Emanuela Orlandi, la giovane cittadina vaticana scomparsa nel 1983. La Banda della Magliana fu oggetto di indagini nella seconda inchiesta sulla sua scomparsa, poi archiviata.
“Qualsiasi riferimento a Emanuela in questo momento è suggestivo, ma molte cose della seconda inchiesta meritavano approfondimenti”, ha sottolineato Laura Sgrò, legale della famiglia Orlandi, riferendosi ai collegamenti con il luogo degli scavi odierni.