Momenti di paura nel carcere romano di Rebibbia, dove nel pomeriggio di venerdì 21 novembre un detenuto di 35 anni ha sequestrato un’infermiera, minacciandola con una lametta. Secondo quanto ricostruito, l’uomo ha simulato un dolore alla schiena per farsi accompagnare in infermeria, dove ha dato il via al blitz, barricandosi all’interno con la vittima e ostacolando l’accesso posizionando una barella davanti alla porta.
L’intervento: mediazione e blitz decisivo
La situazione è rimasta tesa per diversi minuti, finché un ispettore fuori servizio, giunto rapidamente sul posto, ha avviato una delicata trattativa telefonica con il detenuto. Con il pretesto della conversazione e approfittando di un attimo di distrazione, è scattato l’intervento tempestivo della polizia penitenziaria, che ha neutralizzato l’aggressore e liberato l’infermiera, rimasta sotto shock ma illesa.
Sindacati sul piede di guerra: “Situazione intollerabile”
Durissimo il commento di Gina Rescigno, responsabile Fsa-Cnpp/Spp, che denuncia l’ennesimo caso di violenza contro il personale penitenziario e sanitario. “È inaccettabile che chi aggredisce o sequestra venga punito solo con un trasferimento. Gli agenti e gli operatori sanitari continuano a pagare il prezzo di un sistema in crisi, dove le promesse del Governo restano parzialmente inascoltate”, ha dichiarato.
Emergenza carceraria: la punta dell’iceberg
Il caso di Rebibbia è solo uno dei tanti episodi che stanno mettendo in ginocchio il sistema penitenziario italiano. Secondo il sindacato, il numero di agenti feriti o colpiti da malattie professionali è aumentato del 120% in un solo anno. Le dotazioni fornite di recente al personale non sarebbero sufficienti a fronteggiare le rivolte sempre più frequenti.
Le richieste: pene più severe e rafforzamento degli organici
I sindacati chiedono l’inasprimento delle pene per i detenuti autori di violenze, il potenziamento del personale penitenziario e una strategia seria per ridurre il sovraffollamento. “Non si può più ignorare questa emergenza. Il messaggio che passa ai cittadini è gravissimo: sono i detenuti a comandare, mentre chi lavora in carcere continua ad essere esposto a rischi inaccettabili”.