Alemanno denuncia il gelo a Rebibbia: “Siamo al freddo”

Caldaie rotte, termosifoni spenti e acqua fredda anche per gli agenti

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Alemanno scrive dal carcere di Rebibbia, dove sta scontando una condanna per traffico d’influenza, denunciando con toni drammatici le condizioni in cui versa la struttura penitenziaria. È il 23 novembre, il 327° giorno di detenzione, e i termosifoni sono spenti nonostante le nevicate in tutta Italia e le temperature in calo anche su Roma.

Secondo quanto raccontato, le caldaie non funzionano, lasciando al freddo non solo i detenuti, ma anche gli agenti della Penitenziaria nella loro caserma attigua. “Dopo le otto di sera non arriva nemmeno l’acqua calda nelle docce per chi termina gli ultimi turni di guardia”, si legge nella lettera affidata a Radio Carcere e poi pubblicata sui social.

Alemanno attacca Nordio e racconta il disagio quotidiano

L’ex sindaco lancia una stoccata al ministro della Giustizia Carlo Nordio, ironicamente chiamato “maresciallo”: “A guardarli questi ragazzi sembrano i soldati di Napoleone in Russia, tutti imbacuccati nelle loro divise, con il pigiama sotto la mimetica e le facce stanche e congestionate”.

Poi aggiunge con amarezza: “Siamo anche noi colpiti dall’inverno e, vestiti spesso in modo improbabile per combattere il freddo, sembriamo più dei clochard nei rifugi della Caritas”.

Alemanno: segnali di speranza tra il gelo e le celle sovraffollate

Non mancano però cenni di speranza nelle parole di Alemanno. Ringrazia il Garante regionale dei diritti dei detenuti, professor Stefano Anastasia, che ha sollecitato il Tribunale di Sorveglianza sul tema delle celle multiple e delle condizioni inumane e degradanti. Grazie a questa iniziativa, alcuni reclami sono stati accolti ai sensi dell’art. 35-ter dell’Ordinamento penitenziario.

Un piccolo passo avanti, definito dallo stesso ex sindaco come un “segnale di risveglio da parte della magistratura di sorveglianza”.

Permesso di necessità: un padre vede il figlio appena nato

Tra le righe, anche un racconto che spezza la durezza del freddo: la concessione di un permesso di necessità ad Antonio G., un detenuto che ha potuto conoscere il figlio appena nato. Arrestato solo cinque mesi fa, ha ottenuto dal magistrato due ore per incontrare il piccolo Leandro.

“Una bella cosa, prima di morire di freddo a Rebibbia…”, conclude sarcasticamente Alemanno, in quella che appare come una denuncia ma anche un grido di umanità dentro le mura del carcere.

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