Il caso dell’omicidio di Stefania Camboni, la 58enne trovata morta nella sua casa di Fregene lo scorso 16 maggio, passerà direttamente alla fase dibattimentale. Il Giudice per le indagini preliminari del Tribunale di Civitavecchia ha disposto il giudizio immediato per Giada Crescenzi, fermata poche ore dopo il ritrovamento del corpo.
Le accuse
Crescenzi dovrà rispondere di omicidio volontario aggravato da premeditazione, minorata difesa (poiché la vittima dormiva) e abuso di relazioni domestiche. Secondo la procura, Camboni è stata colpita 34 volte con un coltello da cucina, in un attacco di estrema violenza. Le ferite su volto, testa, mani e gambe testimoniano un disperato tentativo di difesa.
Gli elementi raccolti dagli inquirenti
Determinanti, per la ricostruzione dei fatti, sono state le ricerche online effettuate da Crescenzi nella notte dell’omicidio: tra le 3.08 e le 4.59, avrebbe cercato come avvelenare una persona e come eliminare tracce di sangue da un materasso. Inoltre, i carabinieri hanno trovato tracce ematiche su pigiama, ciabatte e interruttore del bagno, compatibili con la scena del crimine.
Il movente e i ritrovamenti
Alla base dell’omicidio, secondo gli investigatori, vi sarebbero stati contrasti personali aggravati dalla convivenza nella villetta di Fregene. L’auto della vittima fu trovata poco distante, abbandonata con le chiavi a terra, mentre in un campo vicino furono recuperati il coltello compatibile con le ferite, una felpa insanguinata e guanti in lattice.
Posizione del figlio e prossimi passi
Il figlio di Camboni, inizialmente indagato, è stato poi escluso dalle indagini: quella notte era di turno all’aeroporto di Fiumicino. Il processo inizierà il 26 febbraio davanti alla Terza sezione della Corte d’Assise di Roma, competente per i reati più gravi.