La notte tra mercoledì e giovedì, Stefano Schiavulli è stato fermato a Roma mentre si trovava a bordo della sua auto, impegnato in una conversazione telefonica. Durante il controllo, gli agenti hanno trovato sei sacchetti di cocaina pura all’86%, suddivisi in 52 dosi medie, insieme a una mazzetta di contanti. L’entità della droga e la somma di denaro, giudicata incompatibile con lo stato di disoccupazione dell’arrestato, hanno suscitato forti sospetti riguardo un possibile coinvolgimento in attività di spaccio.
Le indagini e i precedenti di Schiavulli
Schiavulli, già noto alle forze dell’ordine, è stato al centro di numerose indagini in passato, legate anche al suo ruolo di leader all’interno del movimento Forza Nuova, fondato nel 1997 da Roberto Fiore e Massimo Morsello. Le autorità stanno ora cercando di chiarire se la cocaina fosse destinata esclusivamente a uso personale o se fosse parte di un traffico illecito. L’arresto si inserisce in un più ampio contesto di monitoraggio delle attività di alcuni esponenti della destra estremista italiana.
La decisione del giudice e le implicazioni future
Giovedì, il giudice monocratico ha convalidato l’arresto e deciso di imporre a Schiavulli l’obbligo di dimora. Il caso solleva interrogativi sulle possibili ramificazioni di questa vicenda, sia sul piano giudiziario che su quello politico, considerando il ruolo di Schiavulli nel movimento neofascista e il contesto in cui l’arresto è avvenuto.