Roma, mobilitazione contro l’operazione militare degli Stati Uniti in Venezuela

Un presidio di protesta si terrà a Roma il 5 gennaio per condannare l’aggressione militare degli Stati Uniti contro il Venezuela e l’arresto dell’ex presidente Maduro

Roma

Dopo le mobilitazioni di sostegno alla Palestina, un altro fronte di protesta si apre a Roma, questa volta con l’obiettivo di condannare l’azione militare intrapresa dagli Stati Uniti contro il Venezuela. L’operazione, che ha portato all’arresto dell’ex presidente Nicolás Maduro e di sua moglie, ha scatenato una forte reazione in Italia. Diverse associazioni e sindacati hanno deciso di scendere in piazza per esprimere il loro dissenso contro l’escalation bellica e il rapimento delle figure di governo venezuelane.

Il presidio di piazza Barberini

Lunedì 5 gennaio 2026, alle ore 17:30, si terrà un presidio a Roma, in piazza Barberini, organizzato da una coalizione di realtà che comprende Anpi Comitato Provinciale di Roma, Cgil Roma e Lazio, Rete Numeri Pari, Rete Italiana Pace e Disarmo, Rete #No Bavaglio, Sbilanciamoci e Stop Rearm Europe Italia. Il luogo scelto non è casuale: piazza Barberini si trova a soli 600 metri dall’ambasciata degli Stati Uniti, a via Veneto, simbolicamente vicino al centro del potere diplomatico che ha avallato l’operazione militare.

Le motivazioni della protesta

In un comunicato congiunto, gli organizzatori esprimono una ferma condanna contro l’uso della guerra come strumento per risolvere i conflitti internazionali. La protesta denuncia quello che viene definito un “attacco militare” del governo Trump contro la Repubblica del Venezuela, che avrebbe violato gravemente il diritto internazionale e la sovranità del paese sudamericano. “Non ci sono giustificazioni per legittimare il ricorso alla guerra come strumento di risoluzione dei conflitti tra gli Stati”, si legge nel documento.

Solidarietà al popolo venezuelano

Le associazioni e i sindacati organizzatori esprimono anche la loro solidarietà al popolo venezuelano e chiedono un intervento dell’ONU, affinché venga imposto un cessate il fuoco e siano inviati aiuti alla popolazione civile coinvolta nel conflitto. Inoltre, viene sollecitato il governo italiano e l’Unione Europea a prendere posizione, condannando l’aggressione e impegnandosi per la cessazione delle ostilità.

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