Un’operazione condotta dalla Guardia Costiera ha portato alla luce una grave frode alimentare: circa 9.000 chilogrammi di vongole lupino sono state pescate in acque contaminate e destinate al mercato senza essere sottoposte ai necessari processi di depurazione. L’inchiesta ha coinvolto numerosi esercizi commerciali e pescherecci, con conseguenti pesanti sanzioni legali e amministrative.
La truffa delle vongole: provenienza da acque contaminate
Durante i controlli, gli ispettori hanno riscontrato che alcuni pescherecci dichiaravano di aver pescato in zone A, considerate sicure, mentre il prodotto proveniva da zone B, aree soggette a contaminazione. Le vongole sono state distribuite senza il trattamento obbligatorio per abbattere i batteri, esponendo i consumatori a gravi rischi per la salute.
Conseguenze legali per i responsabili
Le indagini hanno portato all’identificazione degli armatori e comandanti di cinque motopesca, nonché del titolare di un centro di spedizione. I responsabili dovranno rispondere di commercio di sostanze alimentari nocive, frodi nell’esercizio del commercio e altre gravi accuse, tra cui la falsità ideologica.
Sanzioni e sospensioni
Tre pescherecci sono stati multati per 6.000 euro e hanno ricevuto 21 punti per infrazioni gravi. Inoltre, uno di questi pescherecci ha subito la sospensione della licenza di pesca per due mesi, dopo aver superato la soglia di punti prevista dalla normativa.