Una partita di calcio a 8, inizialmente di natura amatoriale, si è trasformata in un vero e proprio pestaggio durante gli ottavi di finale della Coppa Italia A2. I fatti sono accaduti lo scorso marzo nella zona del Quadraro, a Roma, e hanno coinvolto tre calciatori dilettanti, rispettivamente di 28, 35 e 27 anni, che ora sono finiti a processo per lesioni gravi.
Secondo quanto ricostruito dalle forze dell’ordine, la partita tra le squadre dell’“Atletico Monti Tiburtini Siempre Amigos” e i “Galacticos” è stata particolarmente tesa. Dopo una serie di falli, l’arbitro ha cercato di mantenere il controllo, ma la situazione è degenerata nel secondo tempo, quando, a seguito di un ennesimo fallo, è esplosa una rissa. Un giocatore, dopo aver sferrato una gomitata a un avversario, è stato colpito con un calcio da uno dei rivali, un 35enne, che ha cercato anche di sferrare dei cazzotti nonostante i tentativi di fermarlo.
Nel giro di pochi secondi, il caos ha invaso il campo. La vittima, nel tentativo di scappare dalla rissa, si è rifugiata verso la sua panchina, ma è stata raggiunta e nuovamente aggredita. La scena, che secondo l’accusa ha visto coinvolti i tre imputati, ha causato al malcapitato una frattura della mascella e un trauma cranico, con un periodo di guarigione stimato in 30 giorni.
I tre accusati compariranno il 2 ottobre prossimo davanti al giudice monocratico per rispondere delle accuse. L’inchiesta è stata coordinata dal pubblico ministero Gianluca Mazzei, che ha richiesto il processo per lesioni gravi. La vicenda ha sollevato un forte dibattito sul comportamento violento in contesti sportivi amatoriali, dove spesso il fair play sembra scomparire a favore di gesti incontrollati.