Gasperini: “Andare ai playoff non sarebbe stato drammatico. Ho un gruppo straordinario”

Il tecnico giallorosso ha parlato dopo il pareggio ad Atene che è valso la qualificazione diretta agli ottavi di finale

Gasperini

Dopo non aver pareggiato per più di metà stagione, la Roma di Gian Piero Gasperini ha raccolto due 1-1 consecutivi in pochi giorni. Il primo con il Milan in campionato, il secondo ieri ad Atene con il Panathinaikos in Europa League. Grazie a questo punto, i capitolini hanno chiuso la League Phase a 16 punti all’ottavo posto, staccando il pass per gli ottavi. Il tecnico piemontese ha parlato così al termine della partita: ecco le sue parole a Sky Sport.

Certe serate sono importanti perché si misura un po’ il carattere di un gruppo, la forza mentale nel saper gestire le variabili negative. In questo senso le risposte ci sono state stasera, no?

“Devo dire che non sono mai mancate. Ci potete dire tante cose, ma sotto quell’aspetto questo gruppo è stato straordinario sempre, fin dall’inizio: con chiunque gioca, sotto quell’aspetto non manca mai. Poi è chiaro che ci vuole anche l’episodio, perché in svantaggio in quel modo, peraltro con un retropassaggio dietro, era difficile.

La situazione migliore per cercare di pareggiare poteva essere proprio quella di una palla inattiva, di un fallo laterale lungo, come poi è stato, anche se Ziolkowski, che già era andato vicino al gol in precedenza, è stato bravissimo. Ha fatto veramente un bel gol”.

È vero che c’è poco coraggio nel lanciare i giovani? Serve un mix tra giovani e qualche esperto che li prenda per mano? È un lavoro difficile?

“Sarà che io lo faccio da una vita… Direi di no: ho sempre avuto la fortuna di avere un nucleo molto responsabile, a Bergamo e ancora qui a Roma. Un nucleo straordinario, dove danno sempre grande fiducia ai ragazzi: sempre una parola di sostegno. Quasi trasmettono un DNA loro e, sotto quell’aspetto, oltre a quello che posso fare io, loro sono veramente una bella lezione per questi ragazzi: sono un’iniezione di fiducia e di professionalità”.

Possiamo dire che la Roma può essere una delle favorite?

“Non so se siamo tra le favorite o meno. Ti dico di più: non sarebbe stato questo grande dispiacere se avessimo dovuto giocare i playoff, perché attraverso le partite siamo cresciuti. Giocando tante partite siamo sicuramente migliorati, abbiamo acquisito questa fiducia, abbiamo preso una componente molto forte anche di motivazioni in tutti quanti i giocatori. Non sarebbe stato un problema.

Io sento a volte delle cose esagerate: se non fossimo andati agli ottavi, sembrava una sconfitta… Il fatto di giocare due partite in più non sarebbe stato un problema di sicuro. Anzi, sarebbe stata l’occasione per allargare la rosa.

L’unico problema sono gli infortuni. Quando giochi tante partite, ti capitano più infortuni e questo è l’unico aspetto negativo. Per il resto, io ho visto anche oggi per i primi dieci minuti una squadra molto diversa, ma che ha tenuto benissimo il campo e ha creato subito delle situazioni, giocando con grande slancio, con grande personalità. Fosse per me, giocherei molto di più e allenerei molto di meno. Anche i calciatori preferiscono a volte giocare che allenarsi (il mister ride, ndr)”.

Quindi gli allenamenti di Gasperini…

“Sono diventato buonissimo, ormai non li alleno più. Giochiamo ogni tre giorni, cosa vuoi allenare? Anzi, gli allenamenti molto spesso sono le partite. Lo dico seriamente: le partite sono il modo migliore per migliorarsi e per crescere. C’è il rovescio della medaglia degli infortuni e questo purtroppo a volte è pesante. Arrivi a delle partite decisive e ti mancano diversi giocatori. Se non hai una rosa più che adeguata, fai fatica”.

Mi sembra che stiano aumentando anche l’autostima e il carattere di questa squadra.

“Avevamo già rimontato in Coppa Italia due volte il Torino e un’altra volta in Coppa: è già un periodo che realizziamo non tantissimo, però i nostri due gol di media li facciamo già da diverse partite. E creiamo anche molto di più.

Chiaramente questa sera era difficile, perché ormai non ci sono più squadre che non sfruttano l’inferiorità numerica, e quindi ti portano fuori il difensore, ti costringono a scalare molto, a correre tanto con gli attaccanti, e i centrocampisti hanno sempre la giocata libera  per far giocar bene gli attaccanti. Diventa più difficile”.

 

 

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