La scabbia è tornata prepotentemente al centro dell’allarme sanitario nel Lazio, con un incremento impressionante dei casi: +750% rispetto all’epoca pre-Covid, soprattutto tra il 2020 e il 2024. Particolarmente colpiti ospedali, Rsa e scuole, con segnalazioni in aumento anche nei primi mesi del 2025.
L’Istituto Spallanzani ha evidenziato un aumento esponenziale dei focolai, mentre l’Ospedale Bambino Gesù ha curato 103 minori nel solo 2024, con un ulteriore picco di 22 casi già registrati nel 2025, in istituti scolastici della Capitale.
Scabbia: tra resistenze farmacologiche e pesi economici per le famiglie
Durante la conferenza al Senato del 3 febbraio 2026, “La scabbia un problema emergente”, Fabio Arcangeli (WHAD&P) ha sottolineato come si tratti ormai di una malattia sociale, aggravata da assenza di farmaci gratuiti nel Sistema Sanitario Nazionale.
Le cause dell’esplosione includono flussi migratori, turismo da zone endemiche, terapie evase e resistenze ai farmaci. In particolare, la permetrina richiede oggi tempi di applicazione più lunghi (12–14 ore) e cicli terapeutici ripetuti per essere efficace contro l’acaro mutato.
Terapie per la scabbia sempre più costose e difficili da gestire
I costi per una terapia efficace sono tutt’altro che accessibili: si parla di circa 138 euro per un bambino e 276 euro per un adulto in caso di trattamento locale con permetrina, oppure fino a 240 euro per la terapia orale con ivermectina.
Per una famiglia con un bambino e due adulti, la spesa può arrivare a 690 euro per trattamento topico e 560 euro per quello orale. A ciò si aggiunge l’obbligo di trattare tutti i contatti stretti, considerati malati potenziali.
Serve un’azione urgente e coordinata: la scabbia non è più una malattia “d’altri tempi”, ma un problema attuale, complesso e in crescita, che richiede prevenzione, informazione e accesso facilitato alle cure.