Violenza a Rebibbia: detenuto aggredisce agente, gli rompe un braccio e lo morde

Un detenuto ha aggredito un agente di polizia penitenziaria a Rebibbia, provocandogli la frattura di un braccio

Carcere

Tragedia in carcere a Rebibbia: un detenuto ha brutalmente aggredito un agente della polizia penitenziaria, causandogli la frattura di un braccio e lesioni da morso. L’incidente è avvenuto nel pomeriggio di ieri presso la Casa Circondariale di Rebibbia Nuovo Complesso, durante le operazioni di immatricolazione di un arrestato.

La vittima, un assistente capo della polizia penitenziaria, stava eseguendo le procedure di registrazione di un detenuto, un straniero fermato nei pressi della stazione Termini per reati legati alla droga e per aggressione a pubblici ufficiali, quando l’uomo ha dato in escandescenze. L’aggressione è stata violenta, con l’arrestato che ha morso l’agente e lo ha colpito con forza. L’agente ha subito una doppia frattura a un arto superiore e varie lesioni da morso, con una prognosi di 30 giorni.

Il segretario nazionale del Sappe (Sindacato Autonomo Polizia Penitenziaria) per il Lazio, Maurizio Somma, ha reso noto quanto accaduto, esprimendo sdegno per l’episodio. Secondo il sindacato, l’aggressione rappresenta l’ennesimo attacco violento ai danni del personale penitenziario, che quotidianamente è esposto a rischi senza adeguate tutele. Somma ha richiesto misure urgenti per garantire una maggiore sicurezza all’interno degli istituti penitenziari e ha rinnovato la richiesta di più personale e strumenti di tutela per il personale in servizio.

Il segretario generale del Sappe, Donato Capece, ha commentato l’incidente con fermezza, dichiarando che è “inaccettabile” che chi garantisce la sicurezza dello Stato nelle carceri venga continuamente esposto a violenza senza protezioni adeguate. Capece ha invocato una tolleranza zero nei confronti di chi aggredisce il personale.

Il Sappe ha inoltre espresso solidarietà al collega ferito e ha ribadito che non è più tollerabile che chi rappresenta lo Stato all’interno delle carceri venga lasciato solo.

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