Il TAR del Lazio ha respinto il ricorso presentato dalle associazioni dei tifosi della Roma, confermando così il divieto di trasferta per i residenti a Roma e nei comuni della Città Metropolitana fino al termine della stagione calcistica. La decisione arriva dopo gli scontri tra tifoserie che hanno avuto luogo lungo i tratti autostradali, durante gli spostamenti verso gli stadi.
Il motivo del divieto
Il ministero dell’Interno aveva disposto il divieto di trasferta per le tifoserie coinvolte negli incidenti avvenuti il 18 gennaio 2026, quando gli ultras della Roma si scontrarono con quelli della Fiorentina diretti a Bologna, e la settimana successiva, quando furono coinvolti gli ultras della Lazio e quelli del Napoli. Gli episodi, caratterizzati da violenze e scontri, avevano spinto il Viminale ad adottare misure drastiche per tutelare la sicurezza pubblica.
Le conseguenze per i tifosi giallorossi
Il decreto del ministero dell’Interno ha imposto un divieto di trasferta per i tifosi della Roma per otto partite, in cui non potranno seguire la squadra di Gian Piero Gasperini: Udine, Napoli, Genova, Como, Milano contro l’Inter, Bologna, Parma e Verona contro l’Hellas.
La decisione del TAR
Il TAR ha ritenuto che la tutela dell’ordine pubblico dovesse prevalere sul diritto di partecipazione alle trasferte. L’ordinanza, tuttavia, ha parzialmente accolto il ricorso dei tifosi della Roma, limitando il divieto di trasferta ai soli residenti nella provincia di Roma, circoscrivendo la portata della misura per i tifosi delle altre province del Lazio.