L’inchiesta sulla corruzione all’interno del dipartimento Simu di Roma Capitale ha messo in luce un sofisticato sistema che riguardava gli appalti per la manutenzione degli ascensori nelle case popolari. Secondo l’accusa, i pagamenti alle ditte appaltatrici e subappaltatrici erano vincolati a un continuo scambio di favori con funzionari pubblici. Tra le utilità ricevute, non solo mazzette, ma anche televisori, forniture di infissi, tende, finestre e addirittura assunzioni di parenti nelle ditte vincitrici degli appalti.
Le prove e il patteggiamento
L’inchiesta si fonda su un robusto impianto di intercettazioni telefoniche e ambientali. Le fatture venivano sbloccate solo dopo la consegna di regali o denaro, suddivisi tra i funzionari in base al loro grado gerarchico. Per nove dei coinvolti, tra cui due società, il sostituto procuratore ha chiesto il rinvio a giudizio, mentre sette soggetti hanno concordato il patteggiamento con la Procura.
Il futuro del processo
Nonostante le pesanti accuse, a novembre 2025 il gip aveva rigettato le misure cautelari, motivando la decisione con il lungo lasso di tempo trascorso tra la richiesta del pm e la valutazione del giudice. Il processo per coloro che non hanno patteggiato avrà inizio nei prossimi mesi.