Unipol Rental, società del Gruppo Unipol attiva nel settore del noleggio a lungo termine e della mobilità aziendale, ha deciso di chiudere la sua sede di Roma (Laurentina), lasciando a casa 41 dipendenti, che saranno trasferiti in altre sedi, a partire da Reggio Emilia, Bologna e Milano. La decisione ha suscitato forti proteste da parte dei sindacati, con una manifestazione di sciopero già annunciata per il 14 marzo.
La risposta dei sindacati
In risposta alla riorganizzazione aziendale, i sindacati Filcams Cgil, Fisascat Cisl e Uiltucs hanno proclamato uno stato di agitazione, con un pacchetto di 16 ore di sciopero (8 ore a livello nazionale e 8 ore territoriali), il blocco degli straordinari e lo svolgimento di assemblee nei luoghi di lavoro. “Non possiamo accettare che questa situazione si trasformi in una serie di ‘licenziamenti mascherati’,” hanno dichiarato i sindacati. Le preoccupazioni sono legate alla difficoltà di molti lavoratori di accettare i trasferimenti in luoghi lontani, mettendo in crisi le loro vite familiari e professionali.
Il piano di riorganizzazione
Unipol Rental ha annunciato la chiusura di 21 sedi territoriali in diverse regioni italiane, e la sede romana è una delle più colpite. Questa decisione arriva a meno di tre anni dall’acquisizione della Sifà, società che operava nel settore delle flotte aziendali. Secondo i sindacati, la riorganizzazione non ha portato a un dialogo con i lavoratori, ma è stata comunicata in maniera fredda e senza spiegazioni adeguate, aggravando la situazione.
I lavoratori in difficoltà
La sede romana era composta principalmente da lavoratori con un’età media tra i 35 e i 40 anni, molti dei quali avevano costruito progetti di vita stabili, come mutui, convivenze e famiglie. Il trasferimento forzato in altre città mette in discussione questi piani, e i lavoratori si trovano davanti a un bivio drammatico: accettare il trasferimento o perdere il posto di lavoro.
La mobilitazione e il tavolo nazionale
In risposta alla situazione, è previsto un tavolo nazionale il 18 marzo, in cui i sindacati sperano di arrivare a un accordo che tuteli i diritti dei lavoratori e impedisca che questi trasferimenti si trasformino in un licenziamento mascherato. “Non si può scaricare sui lavoratori il costo della riorganizzazione aziendale”, hanno dichiarato le sigle sindacali, pronte a fare di tutto per evitare che la situazione peggiori ulteriormente.