Quando si parla di crisi d’impresa si tende spesso a immaginare una situazione ormai compromessa, quasi l’ultimo capitolo della vita di un’azienda. Negli ultimi anni, però, il quadro normativo e gli strumenti a disposizione delle imprese si sono evoluti proprio con l’obiettivo opposto: individuare i segnali di difficoltà prima che la situazione diventi irreversibile e intervenire quando l’attività economica può ancora essere riportata su un percorso sostenibile.
Il Codice della crisi d’impresa e dell’insolvenza, entrato progressivamente in vigore negli ultimi anni, ha introdotto un approccio diverso rispetto al passato, basato sull’individuazione anticipata degli squilibri economici e finanziari e sull’utilizzo di strumenti che consentano all’imprenditore di affrontare la situazione prima che sfoci nell’insolvenza vera e propria.
È proprio in questo scenario che si inserisce il libro “Intelligenza artificiale e crisi d’impresa”, nel quale Gabriele Pacifici Nucci propone una riflessione su come stia cambiando il modo di analizzare e gestire le difficoltà aziendali e su quali competenze siano oggi necessarie per accompagnare le imprese in queste fasi delicate.
Le competenze necessarie per affrontare una crisi aziendale
Il volume parte da un presupposto semplice ma spesso sottovalutato: le crisi aziendali raramente hanno una sola causa e difficilmente possono essere comprese utilizzando una sola chiave di lettura. Dietro una situazione di difficoltà si intrecciano quasi sempre fattori giuridici, economici, organizzativi e di mercato.
“Il consulente d’impresa oggi dovrebbe possedere almeno tre tipi di competenze”, spiega Pacifici Nucci. “Da un lato quelle giuridiche, necessarie per conoscere gli strumenti previsti dalla normativa sulla crisi d’impresa, dall’altro quelle economico-contabili, indispensabili per leggere correttamente i dati di bilancio, e sempre di più anche competenze tecnologiche”.
Studi multidisciplinari e supporto dell’intelligenza artificiale
Nella pratica professionale è però difficile trovare tutte queste competenze riunite in un’unica figura. Per questo motivo stanno assumendo un ruolo crescente gli studi organizzati in modo multidisciplinare, nei quali professionisti con specializzazioni diverse collaborano per analizzare le situazioni aziendali e individuare le soluzioni più efficaci.
“In molti casi la risposta più efficace arriva da team di professionisti che mettono insieme competenze diverse”, osserva Pacifici Nucci, ricordando come all’interno di uno stesso studio possano lavorare avvocati, esperti di bilancio e professionisti che hanno sviluppato competenze specifiche nell’utilizzo degli strumenti digitali.
In questo contesto l’intelligenza artificiale non rappresenta un’alternativa al lavoro umano ma uno strumento di supporto che può aiutare i professionisti ad analizzare grandi quantità di dati economici e finanziari, individuando indicatori utili a comprendere le dinamiche che stanno generando la difficoltà aziendale.
“I sistemi di intelligenza artificiale possono offrire indicazioni molto utili nell’analisi dei dati”, conclude Pacifici Nucci, “ma resta sempre indispensabile l’esperienza del professionista per interpretare correttamente quelle informazioni e trasformarle in decisioni operative”.