Coldiretti: l’esplosione dei costi di produzione mette a rischio l’agricoltura, urgente intervento dell’UE

Aumento dei costi fino al 30% per fertilizzanti e materie prime: Coldiretti chiede all'Europa misure straordinarie per proteggere le coltivazioni e la sovranità alimentare.

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La guerra in Iran ha avuto un impatto devastante sui costi di produzione agricoli, che sono aumentati fino al 30%, con rincari significativi soprattutto per i fertilizzanti e le materie plastiche. Questo scenario ha messo a serio rischio le produzioni agricole italiane, costringendo la Coldiretti a chiedere un intervento urgente dell’Unione Europea. La mobilitazione, che ha visto la partecipazione di tremila agricoltori e pescatori dell’Adriatico, si è svolta al Pala Dean Martin di Montesilvano, in Abruzzo, e fa seguito ad altre tappe in tutta Italia, dove sono stati coinvolti circa 40mila soci agricoltori.

Durante l’incontro, Ettore Prandini, Presidente di Coldiretti, e il Segretario Generale Vincenzo Gesmundo, hanno denunciato anche le difficoltà legate alle recenti modifiche del codice doganale che permettono di etichettare come “Made in Italy” prodotti che italiani non sono. Presenti all’evento anche il ministro dell’Agricoltura, Francesco Lollobrigida, e i rappresentanti delle sedi locali di Coldiretti.

L’esplosione dei costi: +35% per l’urea e aumento generalizzato

La Coldiretti ha riportato che i fertilizzanti sono aumentati considerevolmente. In particolare, l’urea ha visto un incremento del 35% rispetto al periodo pre-conflitto in Iran, con aumenti superiori a 200 euro per tonnellata. Il rialzo riguarda anche altri prodotti come il nitrato ammonico e il solfato ammonico, con effetti devastanti per le aziende agricole, soprattutto quelle più meccanizzate. In generale, i costi per l’agricoltura, che comprendono energetici, fertilizzanti e antiparassitari, sono aumentati fino al 30%, mettendo in difficoltà le imprese agricole italiane.

Coldiretti chiede una svolta: valorizzare i concimi naturali e cancellare il Cbam

Di fronte a questa crisi, Coldiretti ha richiesto un intervento radicale da parte dell’UE, con l’introduzione di misure che favoriscano l’uso di concimi naturali come il digestato e la cancellazione del Cbam (Meccanismo di Adeguamento del Carbonio alle Frontiere), che penalizza le imprese agricole aumentando il costo dei fertilizzanti e mettendo a rischio la sovranità alimentare dell’Unione Europea. Questo è stato uno dei temi discussi anche durante l’incontro con il vicepremier e Ministro degli Affari Esteri Antonio Tajani.

Agricoltori e consumatori penalizzati: i prezzi al consumo non si trasferiscono in campo

Nonostante l’aumento dei prezzi al consumo per i cittadini, questi rincari non si riflettono sui prezzi pagati agli agricoltori, che continuano a rimanere tra le categorie più penalizzate nella filiera. L’analisi dei listini ISMEA di marzo mostra fluttuazioni nei prezzi di frutta e verdura. Mentre alcune varietà, come le fragole, registrano un calo del 18%, altre come i kiwi aumentano dell’1%. Inoltre, altre verdure come i carciofi, bieta e lattuga sono diminuite, mentre i prezzi delle carote, cipolle e cavoli sono in aumento.

Pesca in crisi: il caro gasolio taglia del 20% il pescato italiano

Anche la pesca italiana è fortemente colpita dall’aumento dei costi di produzione, in particolare dal caro gasolio. La disponibilità di pesce italiano è infatti calata del 20% rispetto a prima dell’inizio della guerra in Iran, con un impatto diretto sulle flotte marinare, che sono costrette a ridurre le uscite in mare o ottimizzarle per contenere i costi del carburante. Secondo un’analisi delle vendite nelle principali aste del pesce dei porti italiani, la quantità di prodotto arrivato sui banchi è drasticamente diminuita nelle prime settimane di marzo rispetto al mese precedente, con un calo medio del 20%. Le marinerie, inoltre, preferiscono rimanere in porto anche per previsioni meteo incerte, evitando così di consumare il gasolio prezioso. Secondo una stima della Coldiretti Pesca, una singola giornata di pesca comporta un consumo medio di 500 litri di gasolio tra l’uscita e il rientro sul molo.

Per affrontare questa crisi, il Ministro dell’Agricoltura e della Sovranità alimentare Francesco Lollobrigida ha annunciato l’introduzione di un credito d’imposta, una misura richiesta da tempo da Coldiretti Pesca, che rappresenta un supporto fondamentale per il settore ittico e per la ripresa delle attività in mare.

Foto: Coldiretti

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