Nuovi sviluppi nel processo per l’omicidio di Fabrizio Piscitelli, noto come Diabolik, ucciso il 7 agosto 2019 con un colpo di pistola alla testa nel Parco degli Acquedotti. La Polizia scientifica ha confermato che Raul Esteban Calderon e Gustavo Alejandro Musumeci sono la stessa persona, smentendo definitivamente l’identità dichiarata dall’imputato.
La prova è emersa durante il dibattimento davanti alla Terza Corte di Assise, dove un sovrintendente della Scientifica ha illustrato i risultati delle analisi effettuate: le impronte digitali coincidono perfettamente. “Si tratta di due impronte complete, non di frammenti”, ha spiegato il perito, precisando che la comparazione è stata effettuata grazie alla documentazione fornita dalle autorità italiane e argentine.
L’identità falsa e gli elementi a sostegno
Già lo scorso settembre, il pm Mario Palazzi aveva richiesto l’acquisizione agli atti della risposta alla rogatoria internazionale dalle autorità argentine, evidenziando come Raul Esteban Calderon fosse un’identità fittizia, usata in Italia per attività criminali. Le indagini hanno portato a identificare il vero nome dell’imputato come Gustavo Alejandro Musumeci.
A rafforzare questa tesi sono stati depositati ulteriori elementi, tra cui dati estratti dai telefoni sequestrati all’imputato. Gli investigatori hanno trovato screenshot, conversazioni con la sorella, foto di famiglia e documenti giudiziari in lingua spagnola riconducibili a Musumeci. Inoltre, tra i file analizzati, sono emerse immagini che lo ritraggono in giovane età, confermando il collegamento tra le due identità.
Le accuse e la difesa dell’imputato
Musumeci, sotto processo con le accuse di omicidio volontario aggravato dal metodo mafioso e detenzione abusiva di armi, ha sempre sostenuto la propria innocenza, dichiarando: “Io innocente, spero venga fuori il vero responsabile”. Tuttavia, con la conferma della sua vera identità, il quadro probatorio nei suoi confronti si fa sempre più solido.
Il processo prosegue con una serie di elementi che potrebbero essere determinanti per fare luce sul mandante e sul movente dell’omicidio, in un contesto che gli inquirenti ritengono legato alla criminalità organizzata.