Una richiesta di abbassare la musica si trasformò in un’aggressione brutale e mortale. Alessandro Castellaccio, 41 anni, infermiere dell’ospedale di Tivoli, fu ucciso il 18 giugno 2023 davanti a un bar, vittima di una violenza cieca e spropositata. Due anni dopo, uno dei responsabili rischia ora 21 anni e nove mesi di carcere, come richiesto dal pubblico ministero durante la requisitoria in Corte d’Assise.
Secondo le ricostruzioni, Castellaccio quella sera stava rientrando dal lavoro, quando si fermò per chiedere a un gruppo di persone di abbassare il volume della musica che proveniva da una cassa. Ne seguì un alterco, poi una colluttazione. Inizialmente sembrava avere la meglio, ma la situazione degenerò. Venne colpito con un pugno alla nuca, cadde a terra e fu poi preso a calci in testa anche quando aveva già perso conoscenza.
“Come se fosse un pallone”, racconterà un testimone in aula, descrivendo la brutalità dell’atto. Solo più tardi alcuni presenti si fecero avanti. Trasportato all’ospedale Umberto I, Castellaccio morì sei giorni dopo. I carabinieri avviarono subito le indagini che portarono al fermo di due uomini, entrambi di nazionalità romena.
Il principale imputato, oggi 53enne, è quello per cui il pm ha chiesto oltre vent’anni di pena. L’altro, 37 anni, ha già ricevuto una condanna con rito abbreviato a 14 anni e mezzo, poi ridotta in appello a 10 anni e otto mesi appena una settimana fa. Entrambi sono accusati di omicidio volontario in concorso.