Mirko Pellegrini, noto come “Mister Appalto”, è tornato in libertà dopo essere stato arrestato il 26 maggio nell’ambito di un’inchiesta su una serie di appalti sospetti legati alla manutenzione delle strade di Roma e provincia. L’imprenditore è stato scarcerato il 13 giugno dal tribunale del riesame di Roma, che ha annullato l’ordinanza di custodia cautelare per un vizietto procedurale. Secondo il giudice, infatti, Pellegrini non è stato sottoposto all’interrogatorio preventivo obbligatorio, come previsto dalla legge dopo il decreto Nordio, relativo alla riforma del processo penale.
Le accuse contro Pellegrini
Nonostante la scarcerazione, le accuse contro Pellegrini non sono venute meno. L’imprenditore è ancora considerato il “dominus” di un’associazione per delinquere finalizzata a commissionare illecitamente appalti pubblici. L’inchiesta ha messo in luce una serie di reati gravi, tra cui corruzione, turbativa d’asta, frodi nelle pubbliche forniture, bancarotta fraudolenta e riciclaggio. Secondo la procura, Pellegrini avrebbe manipolato i processi d’appalto legati alla manutenzione delle strade, favorendo l’ottenimento di contratti attraverso false documentazioni contabili e risparmi illeciti di spesa.
Il documento di 100 pagine firmato dal gip Flavia Costantini descrive nel dettaglio le modalità con cui Pellegrini e la sua associazione avrebbero influito sui contratti d’appalto, procurandosi guadagni illeciti a danno delle pubbliche amministrazioni. Tra le amministrazioni coinvolte, ci sarebbe anche Roma Capitale.
Le reazioni e le prospettive
Il legale di Pellegrini, come riportato da LaPresse, ha parlato della scarcerazione come di un “primo passo verso la verità”, sottolineando il fatto che il vizio procedurale ha portato alla sua liberazione. Tuttavia, la procura ha già annunciato che continuerà le indagini, puntando a valutare nuove misure cautelari e facendo luce su altri funzionari pubblici coinvolti nella vicenda.