Un fornello su una panchina in travertino davanti al Colosseo, una padella con la carbonara e l’invito a raggiungerla per l’assaggio. È bastato questo per scatenare una polemica che coinvolge Mary Cuzzupè, 31 anni, quarta classificata nell’ultima edizione di MasterChef, protagonista di un video pubblicato sabato 21 giugno sul suo profilo Instagram.
Il video e l’indignazione dei residenti
Il contenuto, visibile per 24 ore nelle storie Instagram, mostra la giovane cuoca mentre manteca la carbonara proprio di fronte all’Anfiteatro Flavio, uno dei siti Unesco più iconici d’Italia. A pochi metri dalla scena, la pentola usata per la pasta. Il filmato ha rapidamente fatto il giro delle chat dei residenti del centro storico, sollevando preoccupazioni per il rispetto del decoro urbano e della normativa sull’occupazione del suolo pubblico.
La difesa: “Era solo una scenografia”
Cuzzupè si è difesa affermando che non vi è stata alcuna preparazione reale del piatto sul posto. «Il fornello era spento, presente solo per scenografia», ha precisato. E ha aggiunto: «Non sono stati utilizzati fuochi o strumenti da cucina che potessero arrecare danno al patrimonio o intralciare il decoro dell’area». L’intento, ha spiegato, era creativo e non provocatorio, volto alla produzione di contenuti per i social.
Un caso già visto: precedenti simili
Quello di Cuzzupè non è un caso isolato. Nel febbraio 2024, un ristorante di Fiumicino aveva messo in scena una trovata simile, realizzando un video promozionale in cui cucinava una carbonara su una piastra a induzione, sempre davanti al Colosseo, servendo porzioni ai passanti, senza alcun rispetto per le normative sanitarie o vincoli sul suolo pubblico.
Cresce la richiesta di controlli
L’episodio ha riacceso il dibattito sul mancato rispetto dei luoghi simbolo della Capitale. I residenti del centro storico chiedono maggiori controlli e un intervento delle autorità, affinché episodi simili non diventino la norma. Soprattutto in aree monumentali tutelate, dove l’assenza di autorizzazioni può trasformare un contenuto “creativo” in un danno all’immagine e al patrimonio collettivo.