Il 2 ottobre 2024 rimarrà nella memoria dei pendolari di Roma come uno dei giorni più difficili per il trasporto ferroviario. Un guasto elettrico provocato da un chiodo durante dei lavori di manutenzione, nei pressi della stazione di Roma Termini, ha scatenato una serie di disagi che hanno coinvolto oltre 1.000 treni e causato ritardi per un totale di 48 giorni.
Le indagini condotte dall’Autorità di Regolazione dei Trasporti (ART) hanno rivelato gravi carenze nella gestione dell’emergenza da parte di Rete Ferroviaria Italiana (RFI), con implicazioni pesanti per l’azienda.
Un guasto che paralizza Roma Termini
La notte tra il 1° e il 2 ottobre, durante i lavori in corso vicino alla stazione, un chiodo danneggia una linea elettrica, provocando il guasto alla cabina di alimentazione di media e bassa tensione di Termini. Inizialmente, si parlava di un sabotaggio, come affermato dal Ministro dei Trasporti Matteo Salvini, ma la realtà dei fatti è ben diversa. L’ART ha evidenziato come, pur essendo stato tempestivamente segnalato l’incidente, la gestione della situazione da parte di RFI sia stata insufficiente, con gravi errori nella gestione delle emergenze. Nonostante i tentativi di ripristinare l’alimentazione, alle 6:20 del mattino le batterie di backup (UPS) si sono esaurite, dando il via a una vera e propria crisi.
Un impatto devastante: più di 48 giorni di ritardi
L’interruzione dell’alimentazione a Roma Termini ha causato il blocco dei sistemi tecnologici che gestiscono la circolazione ferroviaria. Nonostante l’intervento dei tecnici RFI, il guasto è stato risolto solo alle 9:15, ma il danno era ormai fatto. I numeri parlano chiaro: 69.267 minuti di ritardo complessivo, pari a 48 giorni, 1.165 treni coinvolti, con una media di 59 minuti di ritardo per treno. Inoltre, sono stati soppressi 680 treni (476 totali e 204 parziali), e ben 31 treni sono stati deviati. Un disastro logistico che ha messo in evidenza l’incapacità di RFI di affrontare una crisi di tale portata.
L’indagine dell’ART e le responsabilità di RFI
Le verifiche effettuate dall’ART hanno rivelato molteplici carenze nella gestione dell’emergenza da parte di RFI. In particolare, è emerso che il sistema di allarme della cabina di alimentazione di Roma Termini non era attivo e che le batterie UPS non erano state monitorate correttamente, con la segnalazione di esaurimento che non è stata effettuata. Inoltre, il sistema di sicurezza per l’intervento dei tecnici RFI si è rivelato inadeguato, impedendo di rimuovere tempestivamente il blocco nella cabina elettrica.
Secondo l’ART, queste mancanze non solo hanno messo in evidenza gravi inefficienze nella gestione dell’infrastruttura ferroviaria, ma hanno anche violato le normative relative alla sicurezza e alla manutenzione, in particolare l’articolo 11, comma 3, del decreto legislativo 15 luglio 2015, n. 112, e il paragrafo 6.2.2 del Prospetto informativo della rete per l’anno 2024. Le misure preventive adottate da RFI sono state ritenute del tutto insufficienti a garantire la corretta funzionalità e l’accessibilità degli impianti.
Pesanti sanzioni in arrivo per RFI
In seguito a quanto emerso dall’indagine, RFI rischia ora una sanzione che potrebbe arrivare fino a 2 milioni di euro. L’Autorità di Regolazione dei Trasporti ha sottolineato l’inadeguatezza delle misure adottate dal gestore della rete ferroviaria, sollecitando un intervento urgente per garantire la sicurezza e l’efficienza dei servizi ferroviari. RFI, dunque, dovrà rispondere delle sue carenze operative e delle pesanti conseguenze che ne sono derivate per i pendolari e il sistema ferroviario.