Kaufman detenuto a Rebibbia: “Sono innocente, il tribunale lo dimostrerà”

L’uomo accusato del duplice omicidio di compagna e figlia si trova nel reparto G6, riservato ai detenuti problematici

Kauffmann

“Non so perché sono qui, sono innocente e il tribunale lo riconoscerà”. Sono le parole di Charles Francis Kaufman, l’uomo americano accusato di aver ucciso la compagna Anastasia Trofimova, 28 anni, e la figlia Andromeda, di soli 11 mesi. Il 46enne è stato da poco trasferito nel braccio G6 del carcere di Rebibbia, dove vengono trattenuti i detenuti più difficili da gestire, spesso sottoposti a trattamento con psicofarmaci.

Nel reparto, dove attualmente si trovano undici detenuti, Kaufman è l’unico a mostrarsi tranquillo. Durante l’incontro con una delegazione dell’associazione Nessuno tocchi Caino, guidata dalla presidente Rita Bernardini e dall’ex parlamentare Elisabetta Zamparutti, l’uomo ha parlato in inglese, ribadendo: “Non ho fatto nulla che meriti il carcere, sono innocente”.

Isolato dagli altri detenuti e sorvegliato con telecamere

A causa della gravità dell’accusa, Kaufman non è stato collocato né tra i detenuti comuni né in alta sicurezza, ma in una cella singola, dotata di servizi igienici a vista e una piccola finestra che lascia passare l’aria, ma non la luce. La sua posizione nel carcere riflette le misure prese per garantirne la sicurezza personale, dato che l’accusa di infanticidio comporta un alto rischio all’interno del sistema penitenziario.

Durante la visita, l’uomo si è presentato a torso nudo e in boxer, appena dopo l’interrogatorio di garanzia in cui si è avvalso della facoltà di non rispondere. Ha però parlato del proprio trattamento in carcere, affermando che gli agenti sono stati gentili e che si sente trattato con rispetto.

Lamentele e richieste: cuscino personale e ora d’aria

Nonostante il comportamento collaborativo, Kaufman ha manifestato alcune lamentele riguardo alla vita in cella. In particolare, ha protestato per il divieto di utilizzare il proprio cuscino personale, sostenendo di non riuscire a dormire senza. Inoltre, ha dichiarato: “Mi manca l’aria. Non mi fanno uscire nel passeggio. Qui non si dorme, gli altri urlano tutta la notte”.

In seguito alla segnalazione, una guardia ha promesso l’accesso al cortile per l’ora d’aria, descritto come una gabbia di cemento con rete alta tre metri. Colpito dalla gentilezza, l’uomo ha chiesto il nome di Zamparutti, aggiungendo: “Non voglio dimenticarti”.

Il reparto G6 e la sorveglianza sotto pressione

Nel braccio G6, un solo agente controlla undici detenuti, con otto ore consecutive davanti ai monitor di sorveglianza e intervento diretto in caso di emergenze. La cella di Kaufman è fornita di letto, lavandino, doccia e wc, quest’ultimo visibile dal corridoio.

Il caso di Kaufman – alias Rexal Ford, come si è fatto chiamare in passato – e le condizioni del braccio G6 rappresentano uno spaccato diretto della situazione carceraria italiana, dove sovraffollamento, carenze di personale e problematiche sanitarie continuano a emergere ben oltre i numeri ufficiali.

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