È finita ad Anzio la lunga latitanza di una giovane ladra seriale, attiva da oltre un decennio e già conosciuta dalle forze dell’ordine per una serie impressionante di reati contro il patrimonio. La protagonista della vicenda è una 25enne originaria di Genova, ma operativa prevalentemente a Roma, dove ha commesso la maggior parte dei furti.
I primi episodi risalgono al 2013, quando la ragazza aveva appena 13 anni. Da allora, secondo quanto ricostruito dalle indagini, avrebbe collezionato un numero crescente di colpi, tutti messi a segno con grande destrezza e una capacità di eludere le forze dell’ordine che le ha permesso di rimanere in libertà per anni. Un curriculum criminale iniziato in adolescenza, proseguito senza interruzioni fino al recente arresto.
A bloccarla sono stati gli agenti del commissariato di Anzio-Nettuno, che l’hanno individuata lungo il litorale sud di Roma. Le operazioni di identificazione e cattura si sono concluse rapidamente, ponendo fine a una lunga sequenza di evasioni, rinvii e mancate notifiche. Una volta completati gli accertamenti di rito, la giovane è stata trasferita nella casa circondariale di Rebibbia, dove sconterà la pena.
La condanna inflitta ammonta a 17 anni, 2 mesi e 14 giorni di reclusione, frutto della somma di diversi procedimenti giudiziari aperti nel corso degli anni. I reati contestati includono furti aggravati, effrazioni e altri illeciti legati a episodi avvenuti principalmente nel territorio romano.
Nonostante l’età, la 25enne era diventata una vera e propria “maestra del furto”, sfruttando abilità acquisite nel tempo per mimetizzarsi tra la folla, scegliere con cura i bersagli e agire con rapidità. La sua figura era diventata quasi leggendaria negli ambienti investigativi romani, dove gli inquirenti la inseguivano da anni senza mai riuscire ad assicurarla alla giustizia.
Ora, però, la sua corsa è giunta al capolinea. L’arresto rappresenta la fine di una lunga serie di operazioni criminali iniziate in tenera età e proseguite senza sosta. Le autorità sottolineano come il caso dimostri l’importanza della coordinazione tra forze dell’ordine e procura, che ha permesso di concludere un’indagine durata più di un decennio.