A Casal Selce, nella periferia nord-ovest della Capitale, si avviano i lavori di riqualificazione dell’area verde di via Bausani, un intervento atteso da tempo e finanziato con fondi di Roma Capitale per un valore di 150.000 euro. Il progetto rientra nell’ambito del programma “Ossigeno” della Regione Lazio, che mira a riforestare e rigenerare il tessuto urbano. Tuttavia, mentre i primi interventi di diserbo sono in partenza, le polemiche non si placano: sullo sfondo, resta viva l’opposizione dei cittadini al biodigestore previsto nella stessa zona.
Un parco urbano attrezzato per la comunità
Il progetto prevede nuove infrastrutture a servizio della collettività: un percorso pedonale, panchine, tavoli da picnic, fontanelle per l’acqua potabile (installate da Acea Ato2), una rete idrica per l’irrigazione, oltre a cestini porta rifiuti e pergolati per creare aree d’ombra. Verranno inoltre piantati circa 600 tra alberi e arbusti, con l’obiettivo di migliorare la qualità dell’aria e l’estetica dell’area.
La presidente del Municipio XIII, Sabrina Giuseppetti, ha annunciato il progetto ringraziando il Presidente della Commissione Lavori Pubblici Antonio Stampete e l’assessora all’Ambiente Cinzia Giardini, sottolineando il loro impegno nel seguire da vicino la realizzazione del piano.
Una riqualificazione che divide l’opinione pubblica
Nonostante l’intervento venga accolto positivamente da una parte dei cittadini, molti residenti manifestano forte dissenso, ricollegando l’iniziativa al più ampio e controverso tema ambientale del biodigestore.
“È solo un contentino”, affermano alcuni abitanti, convinti che la riqualificazione sia un tentativo di alleviare le tensioni generate dal progetto dell’impianto di trattamento dei rifiuti organici. Le voci contrarie lamentano un impatto ambientale e sanitario pesante per la zona, giudicando inaccettabile la presenza di una struttura industriale in un’area residenziale.
Il nodo del biodigestore
Il biodigestore, inserito nel piano rifiuti del Comune di Roma, è pensato per trattare fino a 100.000 tonnellate annue di rifiuti organici, tra cui scarti alimentari, sfalci vegetali e potature. Attraverso un processo di digestione anaerobica, l’impianto produrrebbe biogas e fertilizzanti naturali, con l’intento di ridurre il ricorso alle discariche e incrementare la produzione di energia da fonti rinnovabili.
Tuttavia, il progetto ha incontrato forti resistenze da parte dei comitati di zona, che da mesi portano avanti proteste e manifestazioni. Al centro della battaglia legale vi è l’udienza del Consiglio di Stato fissata per l’11 dicembre 2025, chiamata a esprimersi sull’idoneità del sito individuato per la costruzione dell’impianto.
Fiducia istituzionale vs diffidenza cittadina
Mentre l’amministrazione municipale difende il progetto di riqualificazione come un’opportunità per valorizzare il territorio, parte della cittadinanza continua a chiedere trasparenza, ascolto e alternative concrete alla realizzazione del biodigestore. La tensione rimane alta e l’area verde rischia di diventare il simbolo di una frattura profonda tra istituzioni e comunità locale.