Sette anni dopo il crollo in via Livio Andronico, a Balduina, il tribunale ha condannato sei persone a un anno di reclusione con pena sospesa. Il giudice monocratico ha riconosciuto la loro responsabilità per concorso in crollo colposo di costruzione, chiudendo così uno dei casi più gravi legati all’edilizia recente nella Capitale.
Tra i condannati figurano l’amministratore della società titolare del cantiere, un architetto e il titolare di una ditta appaltatrice. Le indagini della procura, supportate da consulenze tecniche, hanno rilevato gravi carenze nei pali portanti, ritenuti la causa diretta del cedimento.
Il 14 febbraio 2018, intorno alle 17:30, una parte di via Livio Andronico crollò improvvisamente, trascinando con sé sette auto in sosta e creando una voragine profonda dieci metri. Nel punto del crollo, l’ex istituto Santa Maria degli Angeli aveva lasciato spazio a un cantiere dove stavano costruendo tre nuove palazzine.
L’emergenza coinvolse subito l’intero quartiere: i vigili del fuoco evacuarono due palazzine per precauzione, mentre le autorità misero in sicurezza la zona con transenne, barriere metalliche e strutture provvisorie. I residenti hanno vissuto per anni tra cantieri bloccati, box auto inutilizzabili, fogne provvisorie, e linee autobus soppresse. La viabilità della zona e la qualità della vita ne hanno risentito profondamente.
I tecnici incaricati dai magistrati hanno attribuito il disastro a errori strutturali nella progettazione e realizzazione del sistema di palificazione, escludendo cause naturali o eventi esterni. Secondo gli accertamenti, le aziende coinvolte non avrebbero garantito la stabilità necessaria per sostenere gli scavi in profondità.
Con la sentenza emessa, il tribunale ha chiuso la fase penale del caso, ma la ferita rimane ancora aperta per il quartiere della Balduina, dove molti cittadini ricordano nitidamente quel pomeriggio: un boato improvviso, una nube di polvere e la strada che sprofonda sotto gli occhi increduli dei passanti.