Si aprirà il prossimo 8 gennaio 2026 il processo d’Appello a Raul Esteban Calderon, ritenuto autore dell’omicidio di Fabrizio Piscitelli, conosciuto come ‘Diabolik’, storico leader degli Irriducibili della Lazio, ucciso con un colpo alla testa nel parco degli Acquedotti il 7 agosto 2019.
A portare nuovamente il caso davanti ai giudici sarà il ricorso contro la sentenza di primo grado, che aveva condannato Calderon all’ergastolo, ma senza riconoscere l’aggravante del metodo mafioso richiesta dalla procura.
Il processo si celebrerà dinanzi alla Prima Corte d’Assise d’Appello di Roma, che dovrà pronunciarsi non solo sull’entità della pena, ma anche sulla sussistenza dell’aggravante mafiosa, ancora fortemente sostenuta sia dai pubblici ministeri Mario Palazzi, Rita Ceraso e Francesco Cascini, sia dai legali della famiglia della vittima.
Le motivazioni della sentenza di primo grado
Nella sentenza emessa dalla Terza Corte d’Assise di Roma lo scorso 25 marzo, i giudici avevano riconosciuto la responsabilità penale di Calderon, evidenziando come l’omicidio fosse maturato in un contesto di criminalità organizzata, con un movente ben preciso e con mandanti identificati in Leandro Bennato e Giuseppe Molisso. Tuttavia, non era stato riconosciuto il metodo mafioso, che avrebbe comportato un aggravio della pena.
Secondo il dispositivo, le prove raccolte avevano dimostrato “oltre ogni ragionevole dubbio” che Calderon – alias Gustavo Alejandro Musumeci, come ritengono gli inquirenti – agì come killer su commissione, uccidendo Diabolik con un colpo alla nuca, in pieno giorno e in un’area pubblica. Il giudizio si basava su intercettazioni criptate tramite le piattaforme Encrochat e Sky-Ecc, nonché sulle testimonianze di collaboratori di giustizia Fabrizio e Simone Capogna.
Le nuove richieste in Appello
Nel ricorso presentato dalla procura, si richiede la rinnovazione dell’istruttoria dibattimentale, puntando sull’acquisizione di nuovi elementi, tra cui i dati del traffico telefonico di Leandro Bennato nel giorno dell’omicidio. Gli investigatori sostengono che il cellulare di Bennato si sarebbe agganciato prima a una cella vicina alla casa di Calderon, e poi a una nei pressi di via Lemonia, dove avvenne il delitto. Questi dati, se confermati, potrebbero rafforzare l’ipotesi della premeditazione e del coordinamento tra mandanti e killer.
Anche le parti civili, rappresentate dall’avvocato Tiziana Siano, legale della madre e della sorella di Piscitelli, chiedono con forza il riconoscimento del metodo mafioso. “È incomprensibile – ha dichiarato la legale – come a fronte di una ricostruzione dettagliata del contesto, dei legami criminali e delle modalità operative, l’aggravante non sia stata riconosciuta”.
La linea difensiva dell’imputato
La difesa di Calderon, invece, ha presentato a sua volta appello, contestando la condanna all’ergastolo e l’aggravante della premeditazione. I legali dell’imputato, che continua a dichiararsi innocente, puntano a smontare la ricostruzione accusatoria, ritenuta fondata su prove indirette e dichiarazioni di collaboratori che avrebbero fornito versioni parziali o discordanti.