Esplosione a Pomezia: attentato contro il giornalista Sigfrido Ranucci

Attentato a Pomezia contro il giornalista Sigfrido Ranucci: un ordigno esplode sotto casa, sfiorata la tragedia. Indagini in corso e reazioni istituzionali

Esplosione via Prenestina

Un attentato di matrice ancora ignota ha colpito la sera di giovedì 16 ottobre il giornalista e conduttore Rai Sigfrido Ranucci, noto volto del programma Report. L’ordigno è stato piazzato sotto la sua abitazione di Pomezia, in località Campo Ascolano, ed è deflagrato intorno alle ore 22. L’esplosione ha distrutto l’auto del giornalista, danneggiato una seconda vettura della famiglia e causato seri danni alla facciata dell’edificio. In quel momento, la figlia del conduttore si trovava nelle vicinanze, sfiorando di poco una possibile tragedia.

Secondo quanto riferito dalla trasmissione attraverso i canali ufficiali, l’esplosione avrebbe potuto uccidere chiunque si trovasse nelle immediate vicinanze. Le forze dell’ordine, tra cui carabinieri, Digos, vigili del fuoco e polizia scientifica, sono intervenute sul posto avviando subito le indagini. La Procura ha informato il Prefetto e sono in corso accertamenti per risalire agli autori del gesto.

Il ministro dell’Interno, Matteo Piantedosi, ha condannato l’attacco definendolo “un atto vile e gravissimo che mina la libertà di stampa e i valori democratici”, garantendo il massimo impegno per proteggere Ranucci e la sua famiglia. Ha inoltre annunciato un rafforzamento immediato delle misure di sicurezza personali.

Anche il sindaco di Roma, Roberto Gualtieri, ha espresso la propria solidarietà, definendo l’attentato “un gesto inaccettabile” e sottolineando che “colpire un giornalista significa colpire la democrazia”. Dichiarazioni simili sono arrivate da diversi rappresentanti delle istituzioni, tra cui Claudia Pratelli e Massimiliano Smeriglio, assessori di Roma Capitale.

Il presidente della Regione Lazio, Francesco Rocca, ha parlato di “un atto di estrema gravità” contro i valori democratici e la libertà d’informazione, ribadendo la propria vicinanza al giornalista e alla sua famiglia.

Anche le forze politiche hanno reagito con fermezza. Il gruppo del Movimento 5 Stelle al Comune di Roma ha manifestato vicinanza, denunciando l’ennesimo tentativo di delegittimare il programma Report e il lavoro della sua redazione. “Difendere la libertà d’informazione significa difendere la democrazia stessa”, hanno scritto in una nota.

Dura anche la presa di posizione della consigliera regionale Emanuela Droghei (PD): “Colpire un giornalista è un attacco alla verità e alla coscienza civile. È un segnale che deve interrogarci tutti”.

Infine, Natale Di Cola, segretario della CGIL di Roma e Lazio, ha ribadito la necessità di non abbassare la guardia e ha invitato l’opinione pubblica a mobilitarsi a difesa della libertà d’inchiesta e del giornalismo indipendente.

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